Xylella. Le piante vanno nutrite, non abbattute. Parla il Prof. Xiloyannis

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Imparare a conoscere il nemico, imparare a combatterlo. Quando non si può combattere, imparare a conviverci. Sembra un insegnamento di qualche arte marziale, in realtà è quanto emerso ieri in un convegno organizzato dalla Coldiretti di Lecce sulla Xylella. Principale interlocutore il Professore Cristos Xiloyannis, docente dell’Università della Basilicata e studioso della fisiologia delle piante da frutto del Dipartimento delle Culture Europee e del Mediterraneo.

Dall’incontro è emerso subito il dissenso del Prof. Xiloyannis riguardo i piani di abbattimento del commissario Silletti e la scelta di non nominare tra i componenti del Comitato tecnico fitosanitario nazionale sulla xylella veri e propri fisiologi. Errore commesso dal ministero delle Politiche Agricole. Critiche anche all’Unione Europea, rea di non aver vigilato sulla commercializzazione nel nostro continente delle piante olandesi importate dal Costa Rica.

Il tema principale del dibattito si è focalizzato sulla possibilità di opporsi alla xylella in modi nettamente differenti da quelli scelti fino a questo momento. Xiloyannis è convinto della possibilità di convivenza tra noi, i nostri ulivi e il batterio. Al momento le armi più efficaci per far sì che xylella non rappresenti un drammatico problema sono le potature frequenti per ridurre l’inoculo, incrementare la fertilità del nostro terreno, la biodiversità e la resistenza delle piante ad eventuali patogeni. In più fondamentale la giusta formazione e comunicazione riguardo a tematiche così delicate.

Il rafforzamento delle difese delle piante risulta essere un nodo chiave dell’argomentazione di Xiloyannis. Bisogna nutrire il terreno, privo ormai dei microrganismi e di sostanze organiche, bisogna praticare la rimonda annuale, da effettuare con piccoli tagli, per dare luce all’ulivo. Fondamentale che l’albero prenda la luce del sole in tutta la sua struttura. Imparare a convivere con questi batteri, perché l’esperienza ha dimostrato che l’eradicazione non può essere mai una soluzione.