Xylella, Cia chiede le dimissioni dei 97 sindaci della provincia di Lecce: “Serve segnale-shock”

Oggi nuova mobilitazione degli agricoltori a Lecce.

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Coldiretti e Unaprol da una parte, il coordinamento di Agrinsieme dall’altra: così si sono schierate, anche questa mattina davanti alla sede della Provincia di Lecce, le associazioni degli agricoltori, dei vivaisti e dei frantoiani.

Separate in casa, a causa di differenti vedute politiche, ma unite nella lotta contro la diffusione del batterio che ha già infettato 21 milioni di ulivi e provocato danni al tessuto economico salentino per 1,2 miliardi di euro.

L’occasione del presidio è stata data dalla prima assemblea con i sindaci convocata da Stefano Minerva. Il presidente ha chiamato a raccolta le comunità locali e i rappresentanti istituzionali (tra i pochi presenti si contavano i senatori Dario Stefano e Roberto Marti, i deputati Rossano Sasso e Anna Rita Tadeo, l’assessore regionale all’Industria turistica e culturale,  Loredana Capone e il consigliere regionale Ernesto Abaterusso) per fare il punto della situazione e comprendere lo stato di avanzamento della xylella fastidiosa negli uliveti dal Sud fino al Nord del Salento.

“Sicuramente, se siamo arrivati a questo punto, ci sono stati errori politici e responsabilità che non vanno nascoste, ora però dobbiamo fronteggiare l’emergenza unitariamente, elaborando una proposta che rappresenti gli interessi di tutti – ha chiosato Minerva -. Per queste ragioni non ho preparato un documento di base ma ho preferito ascoltare preliminarmente i sindaci ed il grido di dolore che giunge dai singoli territori”.

L’assemblea dei sindaci ha espresso la volontà comune di richiedere un incontro con il governatore della Puglia, Michele Emiliano. In più Minerva, nei prossimi giorni invierà un invito formale a Roma chiedendo di poter discutere del problema direttamente con il premier Conte.

Fuori da Palazzo dei Celestini intanto sventolavano le bandiere gialle di Coldiretti Lecce: “Stiamo presidiando quest’incontro istituzionale per esortare i rappresentanti istituzionali possano aprire una fase di riflessione attenta sulle esigenze del territorio. Abbiamo già inviato lettera ai sindaci, sollecitandoli ad affrontare la questione Imu – ha spiegato il presidente Gianni Cantele -. Ci sono molte aziende, prime tra tutte i frantoi, che potrebbero beneficiare di uno sgravio sull’Imu: sarebbe un piccolo ma tangibile aiuto per chi sta ancora pagando il prezzo della fitopatia i cui effetti non sono temporanei, come nel caso della gelata”.

Negli ultimi 2 anni, e in modo ancora più intenso in questi ultimi mesi, abbiamo riunito tutto il mondo olivicolo, svolgendo decine di assemblee pubbliche, incontri informativi, iniziative, portando migliaia di persone a manifestare prima a Bari, poi a Roma e a Lecce. Non ci fermeremo finché il Governo nazionale nella sua interezza e l’Europa non prenderanno pienamente e compiutamente coscienza di quello che stanno passando i nostri agricoltori, i lavoratori agricoli, le imprese olivicole e i frantoiani: qui si chiudono le attività, si assiste con rabbia alla desertificazione del territorio mentre bisognerebbe accelerare e favorire i reimpianti. Guardiamo il nostro paesaggio che sta cambiando, assumendo connotati spettrali, col rischio che non solo l’agricoltura ma anche il turismo subisca un arretramento”.

La diffusione e il continuo espandersi del batterio Xylella, infatti, hanno causato un vero e proprio crollo produttivo e reddituale nelle zone più colpite, con un decremento della produzione che ha cancellato oltre un milione di giornate lavorative nel settore olivicolo. Di fronte a una crisi epocale, che mette a rischio il presente e soprattutto il futuro del comparto primario, è necessaria una superiore unità d’intenti e una nuova complessiva strategia di sviluppo che preveda linee d’intervento, risorse, investimenti, capacità progettuali tali da invertire la drammatica spirale della crisi. Occorrono maggiori risorse che permettano agli agricoltori di coprire i danni causati dall’epidemia, stimati in oltre 500 milioni di euro. Serve un piano di durata pluriennale che consenta di affrontare anche la questione abbattimenti e reimpianti; urge una vera semplificazione burocratica per avviare gli stessi abbattimenti e reimpianti; è necessario lo stanziamento di nuove risorse del PSR da destinare alla ricerca e ai reimpianti; devono essere attivate tutte le pratiche previste nella zona cuscinetto anche nella zona infetta”.