Violentò la figlia e nacque una bimba: a processo il padre

L'episodio ieri sera nelle strade della movida: a salvare la vittima la professoressa Paola Balducci, docente di Unisalento e membro del CSM.

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Violentata per 15 lunghi anni e costretta ad avere due figli dal padre orco. Dal 1995 fino al 2010. In un caso costretta ad abortire, in un altro a tenere, crescere ed educare la bambina. Dopo l’ultimo incesto a distanza di anni la vittima denunciò consentendo a dicembre di arrestare il padre  incastrato dal test del dna. Era lui il genitore. E ora dovrà affrontare un processo a partire dal 6 maggio davanti ai giudici della prima sezione collegiale con le accuse di violenza sessuale aggravata e continuata e maltrattamenti in famiglia. Si tratta di un 52enne residente in comune del sud Salento sempre detenuto nel carcere di Lecce. E proprio alla luce del suo stato di detenzione, della ricostruzione dei fatti ben chiara e e della responsabilità ben delineata negli atti d’indagine il pubblico ministero Stefania Mininni ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato che tecnicamente non prevede il filtro dell’udienza preliminare. Nei prossimi 15 giorni gli avvocati difensori Luigi e Alberto Corvagliapotrebbero depositare istanza di rito alternativo (per ottenere uno sconto di un terzo sull’eventuale pena). Il dibattimento, però, appare lo sbocco processuale naturale per contestazioni su cui pende il rischio della prescrizione così come già messo nero su bianco dal Tribunale del Riesame che, confermando il carcere, ha comunque evidenziato nelle motivazioni come i reati di maltrattamenti e quelli sessuali, questi ultimi fino al 12 dicembre del 2008, siano ormai venuti meno. La richiesta di scarcerazione verrà discussa anche in Cassazione. L’udienza è fissata il mese prossimo.Tornando all’inchiesta la figlia del neo imputato è ora lontano. Si è trasferita in provincia di Brindisi dove vive con un nuovo compagno. E, proprio grazie al suo uomo, la giovane, ora di 30 anni, ha trovato il coraggio di confidarsi prima scrivendo una lettera al compagno poi rivolgendosi alle forze dell’ordine. Ai carabinieri ha raccontato le ripetute violenze a cui sarebbe stata costretta sin dall’età di 7 anni. Dal 1995 al 2010. Un lungo viaggio nei ricordi per scacciare i fantasmi che aleggiavano nella mente da anni. La donna aveva paura. Paura che quell’uomo potesse compiere le stesse nefandezze sulla figlia nata dall’incesto e su un suo secondo figlio avuto da un precedente matrimonio.Il materiale probatorio, raccolto in pochi mesi, è stato mortificante. La giovane sarebbe stata palpeggiata più volte, costretta a subire rapporti sessuali completi. Sotto la minaccia di essere percossa: “Con me non devi scherzare…te la faccio pagare”, le diceva il padre. Minacce anche dopo. Nel 2008, in particolare, quando la ragazza, a soli 15 anni, rimane incinta dopo un primo incesto. Viene accompagnata dal padre e dalla madre (a cui la ragazza aveva raccontato che la gravidanza era stata causata dai rapporti sessuali con il genitore) presso l’ospedale di Gagliano del Capo e costretta a fornire una versione di comodo. Che potesse allontanare qualsiasi sospetto dall’uomo. Così ai medici, Marta (nome di fantasia) riferisce di essere stata violentata da una persona che non conosceva. Ma una volta rientrata in auto, nonostante i manifestati dolori causati dall’aborto, sarebbe stata nuovamente violata nell’intimo dal padre.