“Violato il minimo vitale”, stop del tribunale al pignoramento della pensione di 578 euro

Un pensionato salentino è stato difeso dall'associazione Codici di Lecce ed è risucito a bloccare il provvedimento di Equitalia.

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Deve ad Equitalia più di 143mila euro ma il suo libretto postale non è pignorabile perchè verrebbe violato il cosiddetto “minimo vitale”. Il Tribunale di Lecce ha confermato il provvedimento di sospensione del pignoramento del libretto di un pensionato che vive con 578 euro al mese di pensione. La cifra esigua serve al pensionato, che vive da solo, a far fronte alle proprie esigenze del vivere quotidiano.

Secondo la riforma del codice civile,  la pensione può essere pignorata, nella misura di un quinto di quanto rimane della stessa dopo avere detratto una somma pari all’assegno sociale aumentato della metà: il “minimo vitale” impignorabile che, per il 2015, equivaleva ad 672,78 euro e oggi è pari a 679,50 euro.

Confermando il provvedimento di sospensione reso nel giugno 2016 e assegnando il termine di 90 giorni per l’introduzione dell’eventuale fase di merito, il Giudice, ritenuto che “dall’esame dei movimenti del libretto si evince che risultano accrediti periodici dell’importo di circa euro 578,65 relativi alla pensione erogata…, certamente di importo inferiore al minimo vitale..”, ha sospeso la procedura esecutiva, consentendo così al pensionato di riappropriarsi degli importi residui sul libretto, pari a circa 550 euro.

Ribadisce l’avvocato Stefano Gallotta, difensore del cittadino leccese e segretario di Codici Lecce, che “negare a un pensionato ogni minimo mezzo di sostentamento per soddisfare le proprie esigenze di vita primarie ed essenziali è contrario alla riforma codicistica del d.l. 83/2015 e, ancor prima, al dettato costituzionale e alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (Trattato di Lisbona), che garantisce il diritto all’assistenza sociale onde assicurare un’esistenza dignitosa a chi non disponga di risorse sufficienti”.