Trivelle, ricorsi inammissibili. Il 17 aprile referendum su un solo quesito

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Da adesso diventa ancora più importante il referendum del prossimo 17 aprile, quello che deciderà le sorti delle trivelle nel nostro mare. Lo è sempre stato in realtà ma da ieri, da quando cioè la Corte Costituzionale ha respinto i ricorsi presentati da 6 Regioni, è ancora più importante la scelta democratica che si andrà ad effettuare tramite il suddetto referendum. La Corte Costituzionale ha dichiarato infatti inammissibili i ricorsi per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato presentati da Basilicata, Sardegna, Puglia, Campania, Liguria e Veneto nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, del Parlamento e dell’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione riguardo i referendum richiesti per la pianificazione delle attività estrattive di idrocarburi e alla prorogabilità dei titoli abilitativi di tali attività.

Praticamente è successo che, su 10 Regioni totali proponenti un totale di 6 quesiti referendari “non è stata espressa la volontà di sollevare i conflitti da almeno cinque dei Consigli regionali che avevano chiesto il referendum” sottolinea la Consulta. Il risultato è che gli italiani il prossimo 17 aprile saranno chiamati a votare su un solo quesito, quello inerente la durata del periodo di sfruttamento dei giacimenti.

Ma la battaglia non sembra finita qui. Due regioni, la Puglia e il Veneto, hanno annunciato che faranno ricorsi di legittimità costituzionale sugli articoli della legge di Stabilità che riguardano proprio i temi che la Consulta ha dichiarato inammissibili. Una cosa è certa, a noi resta ancora in mano l’arma più potente. Una penna per il voto del 17 aprile.