Pizzini dei boss dal carcere, blitz antimafia all’alba: 31 arresti nel tarantino

Scacco alla malavita nel tarantino: l'operazione coordinata dalla Dda di Lecce ha portato all'arresto di 31 persone affiliate alla Scu.

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Blitz antimafia nel tarantino: 31 persone sono finite in manette nell’ambito di una vasta operazione coordinata dalla Dda di Lecce. Alle prime luci dell’alba i carabinieri del comando provinciale di Taranto hanno dato esecuzione a 22 ordinanze di custodia in carcere, 4 agli arresti domiciliari e 5 misure di sottoposizione all’obbligo di dimora. Si tratta di due operazioni parallele, chiamate “Mercurio” e “Satellite” che ha portato all’arresto di persone ritenute responsabili a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione con metodo mafioso, rapina e traffico di banconote false.

L’attività d’indagine, convenzionalmente denominata “Mercurio” (dal nome del dio Mercurio, messaggero degli dei, da cui l’analogia con gli indagati, che si rendevano sul territorio messaggeri del boss recluso in carcere), è stata avviata nel gennaio 2016 mediante indagini nei confronti di alcuni soggetti arrestati per spaccio di eroina, cocaina e hashish. Le indagini hanno consentito di certificare l’esistenza di un sodalizio criminoso organizzato, inquadrato nella Sacra Corona Unita, e in particolare, l’operatività di una compagine malavitosa già facente capo ai boss Locorotondo Francesco, Cagnazzo Giovanni Giuliano e Cagnazzo Cataldo, della quale gli indagati hanno proseguito l’azione criminale mutuandone metodi, scopi e attività, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e dalla condizione di assoggettamento ed omertà.

L’organizzazione, prevalentemente dedita al traffico di stupefacenti e all’imposizione del “pizzo” in danno di esercizi commerciali di Lizzano con metodi tipicamente mafiosi, fra cui atti incendiari commessi con bottiglie molotov, era capeggiata da Cagnazzo Giovanni Giuliano, ristretto nella Casa Circondariale di Prato, il quale sovrintendeva alle attività delittuose del gruppo impartendo ordini e direttive ai sodali in libertà con la tecnica dei “pizzini”, che faceva recapitare all’esterno della struttura carceraria attraverso Maria Schinai, arrestata all’alba, compagna di Angelo Scorrano, ritenuto fra gli elementi chiave del gruppo criminale. Il boss, in tal modo si relazionava con Pasquale Scurrano e Alessandro Scorrano, ritenuti organizzatori, promotori e figure di spicco della compagine malavitosa. Inoltre vigilava sugli equilibri interni ed esterni al gruppo dando il proprio consenso all’affiliazione di nuovi adepti, e percepiva e amministrava regolarmente i guadagni derivanti dallo svolgimento delle attività delittuose.

Particolarmente degna di nota è l’affiliazione al gruppo criminale del pregiudicato Antonello Zecca, già appartenente ad altro sodalizio operante sul territorio, cui era stata demandata, su espressa indicazione di Cagnazzo, la gestione operativa del racket delle estorsioni ai danni dei titolari degli stabilimenti balneari della litoranea Jonica. A carico di Zecca sono emersi gravi indizi di colpevolezza circa gli incendi appiccati nell’estate 2016 in danno dei Lidi  “La Spiaggetta”, “Bahia del Sol” e “Onda Blu”, e in relazione a un  tentativo di estorsione perpetrato nei confronti del gestore dello stabilimento denominato “L’Ultima Spiaggia”.

Il ricavato degli illeciti veniva in parte destinato alle spese di giustizia sostenute dagli affiliati ristretti in carcere, in parte destinato al mantenimento delle loro famiglie e in parte per retribuire i pushers, alcuni dei quali letteralmente assunti “a libro paga” con un contributo mensile pari a circa 700 euro.

Nel corso dell’intera manovra investigativa sono stati complessivamente sequestrati circa 700 grammi di stupefacente di vario genere (hashish, cocaina, eroina), banconote false e munizioni per armi comuni da sparo.