Minacce, intimidazioni e spedizioni punitive ma zero denunce. Come agiva il clan di Scorrano

Anche nel caso in cui è morto il giovane Mattia Capocelli si trattava di una spedizione punitiva. Nel corso del tempo le vittime non hanno mai sporto denuncia.

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“Un’importante indagine antimafia che, tra le altre cose, vede indagato con l’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa, l’attuale sindaco di Scorrano Stefanelli. Le indagini, naturalmente, sono tutt’ora in fase di svolgimento e hanno permesso di delineare un legame tra l’organizzazione delinquenziale e il primo cittadino in relazione a unappoggio elettorale in cambio di agevolazioni nell’ottenimento di concessioni e autorizzazioni per attività economiche da svolgere nell’ambito del territorio del comune di Scorrano. Dalle investigazioni condotte, l’appoggio è sicuramente reale. La misura in cui questo sostegno abbia contribuito all’elezione del giugno 2017 merita approfondimenti”, con queste parole, Gianpaolo Zanchi, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Lecce, commenta l’operazione Tornado, nata nell’autunno del 2017 e che oggi ha portato all’esecuzione di un provvedimento restrittivo destinato a 30 persone.

Le accuse sono di “associazione di tipo mafioso”, “associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti”, “danneggiamento seguito da incendio”, “detenzione abusiva di armi e di materie esplodenti”, “detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti”, “estorsione”, “ricettazione”, “minaccia aggravata”, “porto abusivo di armi” e “sequestro di persona e violenza privata”. Tra gli indagati, come detto, anche l’attuale Sindaco del Comune di Scorrano Guido Nicola Stefanelli.

Le indagini hanno permesso di sgominare un vero e proprio clan emergente, con disponibilità di armi, che agiva con particolare violenza, che aveva il proprio core businessnello spaccio di droga e da cui ricavava circa 500mila euro l’anno.

“Siamo ancora in piena fase di indagini preliminari – prosegue Zanchi – sono necessari e doverosi tutti gli approfondimenti che svolgeremo insieme all’Autorità Giudiziaria, sono ancora in corso perquisizioni e tutto il materiale rinvenuto sarà oggetto di analisi”.

“Questa operazione ha un’importanza e una valenza particolari, abbiamo parlato di clan emergente, ma non aveva nulla da invidiare ai clan storici della Sacra Corona Unita. Questa cerchia, poi, godeva del pieno rispetto delle associazioni cosiddette storiche. Abbiamo visto come imponevano il loro monopoli, la loro preponderanza e la loro egemonia sul territorio di riferimento attraverso la violenza”.

La banda agiva attraverso atti intimidatori e spedizioni punitive. Anche i consumatori che acquistavano la droga in un’altra zona venivano riportati a “più miti consigli”.

Di spedizione punitiva si trattava anche nel caso dell’omicidio del giovane Mattia Capocellilo scorso 25 aprile e lo stesso sindaco di Scorrano sarebbe stato destinatario, insieme a un assessore, di minacce per il ritardo nel disbrigo di alcune pratiche.

“Il gruppo aveva soggiogato un intero territorio, erano i veri e propri padroni di questa zona e contiamo con questa operazione di servizio di aver riportato un po’ di respiro. Riteniamo – continua il Colonnello – che le persone avessero paura e dai segnali che abbiamo avuto sembrava di vivere una sorta di coprifuoco”.

Quella cui hanno dato vita i Carabinieri magliesi, comandati dal Capitano Giorgio Antonielli è stata un’indagine di iniziativa, in quanto, non si è registrata nel corso del tempo alcuna denuncia dalle parti offese.

“Abbiamo registrato un numero pari a zero di denunce, perché le investigazioni sono avvenuto solo grazie alla caparbietà dell’Arma e della Procura della repubblica. Dall’autunno del 2017 ci si è concentrati su una serie di reati spia che avvenivano: attentati incendiari, dinamitardi, aggressioni e la motivazione era quella della presenza di questo gruppo criminale che voleva operare in maniera incontrastata. Piano piano, con difficoltà e senza l’aiuto di alcuno abbiamo ricostruito tutte le dinamiche e siamo soddisfatti di questo risultato”, conclude il Comandante Provinciale dell’Arma.

Il nome dell’operazione, “Tornado”, deriva dalla denominazione di un petardo e tra gli arrestati odierni figura anche l’amministratore di una ditta di fuochi di artificio che non solo forniva il materiale per realizzare gli ordigni destinati alle intimidazioni, ma anche le specifiche tecniche per aumentarne il potenziale.

Tre destinatari dell’ordinanza odierna tre persone non sono state arrestate. Una perché irrintracciabile, le altre due in quanto all’estero.