“Mi ha aggredita un cane”, ma era stato il convivente: arresto convalidato

Resta in carcere il 65enne di Galatina, accusato di aver preso a pugni la compagna. Lo ha deciso il giudice Tosi, al termine dell’interrogatorio durante il quale l’indagato ha respinto le accuse

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 Era tornato a casa ubriaco e al rifiuto di lei di avere un rapporto intimo, prima le aveva immerso la faccia in una bacinella piena di birra, poi le aveva ridotto il volto a una maschera di sangue, a causa dei ripetuti pugni, ancor più pesanti per gli anelli e l’orologio che indossava. Ma quando la vittima arrivò nel pronto soccorso di Galatina, mentì. Disse che a ridurla così era stato un grosso cane randagio e solo quando rimase da sola con i medici, solo allora raccontò chi fosse realmente quel cane: il suo convivente. Quello che si era offerto di accompagnarla in ospedale solo dopo essersi assicurato la giusta “copertura”.

Sono questi alcuni dei passaggi contenuti nell’ordinanza con la quale il giudice Sergio Tosi ha convalidato l’arresto del presunto aguzzino, un 65enne di Galatina (di cui omettiamo le generalità per tutelare la vittima). La decisione è arrivata ieri, al termine dell’interrogatorio, durante il quale l’indagato (assistito dall’avvocato Simona Mancini) ha negato ogni addebito.

Secondo il gip, che ha ritenuto credibile la versione della donna, il carcere è la misura più adeguata anche perché diversamente potrebbero essere compromesse le indagini, “potendo l’uomo intimorire la persona offesa che ha dimostrato chiaramente la propria reticenza, dovuta al timore di nuove aggressioni e ritorsioni, anche davanti al personale del pronto soccorso”.

Nell’ordinanza, il giudice ha considerato  anche i precedenti che avrebbero visto la donna  vittima del compagno. Più volte sarebbe stata offesa e minacciata di morte. Uno di questi episodi è contenuto nella querela sporta dalla malcapitata il 10 settembre 2018: due giorni prima, il 65enne si sarebbe rivolto a lei con frasi del tipo “ti ammazzo”, “ti mando gente a Casarano e ti faccio buttare acido sulla faccia”, “tu sei mia, non puoi andartene”, mentre con le mani le avrebbe stretto il collo e con un coltello le avrebbe provocato un piccolo taglio su un dito, aggiungendo che avrebbe potuto farla a pezzi.