La notte degli assalti. Esplosivo, colpiti due bancomat quasi in contemporanea

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Una festa della Repubblica con il doppio botto. Ma a festeggiare sono i banditi, anche se a metà e non certo con un bottino memorabile: si calcola che, in tutto, non abbiano portato via più di 4mila euro. Insomma, uno dei due colpi è fallito e l’altro è come se lo fosse. Più alto il danno totale provocato alle infrastrutture di quanto siano stati in grado di prelevare.

Ma il problema è proprio questo, non tanto se e quanto abbiano sottratto, ma il fatto stesso che vi siano stati ben due assalti a sportelli bancomat nello spazio di pochi minuti. Questa volta sono quindi andati giù davvero pesante, agendo in località peraltro non molto distanti fra loro: Ugento e Sannicola, centri a meno di 30 chilometri di distanza l’uno dall’altro, fra entroterra e litoranea, sul versante ionico.

Azione coordinata o pura casualità?

Resta ora da capire se sia stata un’azione coordinata, messa a segno da soggetti che hanno agito quasi in contemporanea (magari non del tutto allineati cronologicamente per via di qualche imprevisto), o una pura casualità. In un caso o nell’altro, non c’è da rallegrarsi. Di sicuro, le autovetture in azione sono diverse, un’Audi (forse la stessa già immortalata in molti altri casi simili, l’ultimo a Casalabate la notte fra 22 e 23 maggio) e un’Alfa 159. Nulla vieta di credere, però, che le bande fossero a conoscenza dei rispettivi piani e, anzi, in stretta collaborazione per lanciare un inquietante messaggio di sfida alle forze dell’ordine.

Mobilitate due compagnie

I carabinieri delle compagnie di Casarano e Gallipoli, con le rispettive stazioni di Ugento e Sannicola, si sono così mobilitate fin dalle 2 di notte circa per dare la caccia ai malviventi. Videocamere e percorsi sono analizzati in queste ore al dettaglio per fare luce su crimini che, ormai, stanno avvenendo quasi puntualmente verso la fine di ogni settimana in tutta la provincia di Lecce, e che nella notte appena trascorsa hanno toccato l’apice.

Due bande con un obiettivo identico

A Ugento hanno agito “quelli dell’Audi”. Un’Avant A 6, per la precisione. I malviventi hanno colpito la filiale della Banca popolare pugliese di via Messapica. La cassa dello sportello bancomat è stata fatta saltare in aria, con danni ingenti. Erano più o meno le 2,15. A Sannicola, invece, il colpo è stato solo tentato ai danni della sede della Monte dei Paschi di Siena di piazza della Repubblica (quasi a voler lasciare un beffardo segnale). L’episodio s’è verificato attorno alle 2,45. Erano a bordo di un’Alfa 159, ma forse scortati da una Golf Volkswagen. Poiché hanno oscurato le videocamere, le testimonianze sono, in questo caso, di un vigilante arrivato sul posto quando è scattato l’allarme, vedendo i ladri in fuga.

Ma il bottino è stato più basso del previsto

Entrambi gli sportelli bancari sono nel pieno centro dei rispettivi paesi e non certo dislocati in zone periferiche. Significa che i ladri, gruppi di non meno di quattro soggetti, tutti incappucciati, hanno sfidato notevolmente la sorte. Il bottino finale, però, è stato basso. I soldi, come detto, sono stati portati via solo dalla sede bancaria ugentina, ma non sembra che vi fossero più di 4mila euro. Da registrare anche il fatto che verso mezzanotte sia stato colpito anche un postamat, ma in questo caso a nord della provincia di Brindisi, per la precisione a Montalbano, frazione di Fasano, località a metà strada con Ostuni. 

Video: i danni provocati alla sede di Ugento della Bpp

Come funziona la “marmotta esplosiva”

La tecnica usata, in entrambi i casi, quella ormai sempre più in voga della “marmotta esplosiva”. Funziona così: si colloca una parte rettangolare con polvere esplosiva destinata a essere infilata nella fessura dello sportello automatico su una sorta di tubo, si accende la miccia e la forza dirompente fa il resto. Sono ordigni artigianali micidiali, per i quali viene impiegato fino a mezzo chilo di polvere e che devono essere ovviamente maneggiati da mani esperte.

Chi si nasconde dietro a questi furti?

Ma chi c’è dietro a questi colpi seriali, cani sciolti o affiliati a cosche di un certo spessore? Casi anche abbastanza recenti suggeriscono che possa esservi la regia della malavita. Per esempio, è quanto ipotizzato dalla Dda di Lecce nel caso dell’operazione “Diarchia”. I soldi racimolati dalle organizzazioni criminali possono servire, in questi casi, per più obiettivi: compravendita di partite di droga e armi, o mantenimento della latitanza dei boss.

Il recente monito del questore di Lecce

E vengono così inevitabilmente in mente le parole del questore Leopoldo Laricchia. Il 10 aprile scorso, durante la Festa della Polizia, ha ricordato come la grande criminalità si stia riorganizzando. Chissà, allora, se questi furti ormai in fotocopia agli istituti di credito non siano effettivamente parte di questo più ampio tentativo di riassetto dei gruppi malavitosi locali.