I have a dream. 48 anni fa veniva assassinato Martin Luther King

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Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva appieno il vero significato del suo credo: riteniamo queste verità di per sé evidenti, che tutti gli uomini sono stati creati uguali“. Questa la traduzione del celebre discorso “I have a dream” pronunciato da Martin Luther King il 28 agosto del 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington, al termine di una marcia di protesta per i diritti civili: la speranza di un uomo, racchiusa nel sogno di un intero popolo, che dà fastidio definire razza. Il sogno della parità dei diritti civili tra bianchi e neri. Un discorso che è diventato il simbolo della lotta al razzismo, prima negli Stati Uniti e poi nel resto del Mondo.

Oggi ricorre il 48esimo anniversario dalla morte del pastore nero, pacifista, fervente attuatore della non violenza , politico di colore in prima linea nell’America razzista degli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso. Un’America troppo ancorata a concezioni nazionalistiche e di superiorità di una razza su un’altra per accettare quelle che erano per lo più considerate all’epoca le fantasie di un solo uomo. La sua lotta pacifica, che lo portò di fronte al Presidente degli Usa Lyndon B. Johnson, a chiedere nel dicembre 1964 una riforma del voto, perché a tutti gli afroamericani fosse concesso il diritto di presentarsi alle urne elettorali. Riforma che in quel momento non passò perché ritenuta dal presidente troppo ardita. Proprio nello stesso mese in cui il mondo riconobbe al pastore il Premio Nobel per la Pace. Da lì a poco comunque venne approvato il Civil Rights Act, che dichiarò illegali le disparità tra bianchi e cittadini afroamericani.

Oggi, di 48 anni fa, Martin Luther King veniva ucciso da un proiettile calibro 30-06, sparato da un fucile di precisione Remington che lo colpì alla testa mentre era affacciato al balcone della stanza 306 del Lorraine Motel, a Memphis, in Tennessee. A premere il grilletto fu James Earl Ray, un cattolico di origini irlandesi, già noto alla polizia americana ed evaso dal carcere proprio un anno prima di commettere l’omicidio di King. Ray riuscì a fuggire ma fu arrestato all’Aeroporto di Heathrow, a Londra, l’8 giugno. Gettato per terra, nelle vicinanze del Lorraine Motel, fu ritrovato il fucile con le sue impronte digitali. Ray riconobbe la sua colpevolezza e fu condannato a 99 anni di carcere.

Da Martin Luther King in poi l’America e il mondo hanno fatto passi da gigante nel riconoscimento dell’uguaglianza fra le razze, ancora questa orribile parola. Purtroppo basta sempre l’idiota di turno per sollevare inutili questioni di superiorità. La sensazione è che, bianchi, neri, gialli, rossi, vivano su una sottile linea pronta a essere cancellata da stupide teorie nazionalistiche, in America come in Europa, così come nel mondo intero. Dobbiamo continuare a tenere vivo quel sogno, rinforzando questa linea. Con tutti i colori.