Fse. È partita l’inchiesta. Poca luce e tante ombre sulle consulenze da sei zeri

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È ufficialmente partita l’inchiesta sulle Ferrovie del Sud Est che porterà alla resa dei conti. Già, proprio quei conti che da un po’ di anni non tornano nella società di trasporti, tanto da portare l’azienda sull’orlo del fallimento. Un buco di 311 milioni di euro, con oltre 280 milioni spesi in consulenze ritenute inutili. Finito dunque il lavoro di screening dei commissari nominati dal ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, da ieri il procuratore capo di Bari, Giuseppe Volpe, è in possesso del fascicolo che contiene la relazione stilata proprio dai tecnici. E la situazione non è delle più rosee, a voler essere buoni. Subito è stata aperta un’inchiesta penale, la seconda in pochi mesi su Fse.

Una vicenda da seguire con attenzione e nel giro di poco tempo, con accertamenti che saranno nelle mani della Guardia di Finanza, in realtà già al lavoro sul caso per disposizione della Corte dei Conti. I magistrati dovranno valutare quali, dei tanti reati commessi in anni di cattiva gestione, siano processabili e quali ormai finiti in prescrizione. L’occhio di riguardo verrà dato alle consulenze esterne, mica tanto poi, che hanno appunto arricchito singoli nuclei familiari con soldi importanti (parliamo di cifre a sei zeri), senza che venissero date delle giustificazioni per queste spese. Si indaga insomma sulla trasparenza della società che sembra, nell’amministrazione targata Luigi Fiorillo, una caratteristica assolutamente assente.