Emergenza depuratori: un’altra estate con gli scarichi a mare. A Gallipoli, Leuca e Tricase balneazione a rischio»

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Emergenza depuratori: un’altra estate con gli scarichi a mare

Depuratori e scarichi in mare, sul suolo o addirittura in falda: ancora un’estate senza depuratori, con spiagge affollate di turisti e un sistema fognante ancora non all’altezza. La Regione punta decisa sull’affinamento e il riuso integrale delle acque depurate, che non dovranno più andare disperse, ma potranno essere utilizzate a fini agricoli o civili, per l’irrigazione e anche per spegnere gli incendi. La soluzione predisposta dall’assessore Giovanni Giannini è questa e ci sta lavorando anche l’Acquedotto pugliese. In provincia di Lecce dovrebbero così risolversi i casi più spinosi degli scarichi sottocosta del litorale di Gallipoli e Nardò, dopo la stesura dei relativi progetti di riutilizzo delle acque reflue.
Il problema, come sempre, sono i tempi. Già lo scorso anno si discuteva di depuratori. E anche quello prima. Ma nulla è ancora cambiato. La lentezza delle procedure, l’annuncio cui non segue – a breve – la cantierizzazione degli interventi attesi da decenni e non solo dal Salento e tanto più cogenti oggi, con questa fetta di Puglia divenuta meta ambita dai viaggiatori di ogni angolo del pianeta. Sui 187 impianti di depurazione a servizio degli agglomerati pugliesi (37 in provincia di Lecce, 17 in quella di Brindisi e 24 in quella di Taranto) in questi anni hanno pesato problemi di funzionamento e di inadeguatezza, anche per via delle presenze sul territorio nei mesi estivi.
Legambiente sottolinea le criticità, ma evidenzia anche segnali importanti di un cambio di passo. Novità sostanziali arrivano da Nardò, Porto Cesareo e Gallipoli. Per le prime due, l’operazione “scarico zero” è partita con il progetto di fattibilità, redatto da Aqp e monitorato dalla Regione, finalizzato all’eliminazione dello scarico a mare lungo la costa di Torre Inserraglio e al riuso dei reflui in agricoltura. Il progetto è al vaglio del ministero dell’Ambiente.
Sulla stessa lunghezza d’onda viaggia anche Gallipoli dove per bloccare lo scarico a mare sul litorale di Torre Sabea della piattaforma consortile di via Scalelle (a servizio anche di Alezio, Sannicola, Tuglie e delle marine) è in itinere un’analoga concertazione per il riuso totale delle acque affinate nei terreni agricoli e nelle reti irrigue dei consorzi di bonifica, per gli usi civili, l’utilizzo delle cave dismesse come bacini di accumulo, e la rinaturalizzazione delle zone umide.
Nel resto della provincia, la Regione e Aqp hanno intensificato, già dallo scorso anno, gli interventi di adeguamento degli impianti esistenti. Sempre secondo il report di Legambiente, ancora attuale in attesa del nuovo aggiornamento, sono scesi a sette gli impianti pugliesi che continuano a scaricare nel sottosuolo. Tra questi figurava sino a poco tempo fa quello di Uggiano la Chiesa. Ma da fine febbraio è stato dato lo stop allo scarico in falda. Aqp ha terminato i lavori per la canalizzazione delle acque reflue dall’impianto di depurazione, a servizio dell’abitato di Uggiano La Chiesa, Giurdignano e Minervino sino alla condotta sottomarina di Otranto realizzata nel 2104. L’intervento per 2milioni e 800 mila euro rientra tra quelli previsti dal Cipe nell’ambito del Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc). E anche per 37 comuni pugliesi sottoposti dal 2012 a procedura di infrazione ai danni dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva comunitaria europea sul trattamento delle acque reflue urbane oggi la situazione va verso la normalizzazione. Ne sono rimasti soltanto 3, secondo la Regione, sottoposti a infrazione: Porto Cesareo, Taviano e Carovigno.