Corruzione e truffa 13 arresti tra Bari e Foggia coinvolti anche giudici

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FOGGIA – Ci sono giudici tributari, funzionari e commercialisti nel ‘comitato d’affarì che avrebbe pilotato in Puglia le sentenze emesse dalle Commissioni tributarie regionale e provinciale di Foggia dietro la consegna di ‘mazzettè. Ad incastrarli ci sono video che immortalano la consegna di ‘bustarellè, intercettazioni telefoniche e ambientali, interrogatori, perquisizioni e sequestri di documenti e computer. Il ‘comitatò, in pratica, – hanno detto gli investigatori – era riuscito a trasformare «la funzione pubblica giudiziaria in una sorta di ‘giustizia privatà». E’ questo il quadro emerso dalle indagini – coordinate dalla Procura di Foggia – compiute dai militari del Gruppo Tutela Spesa Pubblica/sezione Anticorruzione del Nucleo di Polizia tributaria di Bari con la collaborazione di personale della sezione di pg della Gdf della Procura di Foggia. Indagini che hanno portato oggi all’arresto, ai domiciliari, di 10 persone, tra cui quattro giudici tributari, e al divieto, per altre tre, di esercitare la professione di commercialista per 12 mesi. I reati contestati dalla Procura agli indagati sono quelli di corruzione in atti giudiziari, falso e truffa in concorso.

L’inchiesta è cominciata nel 2016 e ha permesso di accertare che alcuni segretari di sezione delle commissioni tributarie provinciale di Foggia e regionale erano diventati punto di riferimento dei difensori commercialisti di alcuni contribuenti. Questi, per evitare che i loro clienti pagassero allo Stato le imposte dovute, preferivano versare somme di denaro o altre utilità ai funzionari amministrativi delle commissioni e ad alcuni giudici delle stesse, in cambio di decisioni favorevoli nei contenziosi tributari. Ciò determinava per i contribuenti un vantaggio patrimoniale e per i difensori prestigio e quindi guadagni. Le ‘mazzettè variavano da 500 a 1000 euro a sentenza ed erano versate dai difensori commercialisti o da intermediari, ai pubblici ufficiali corrotti. Alcuni funzionari amministrativi in cambio di denaro o altre utilità pilotavano le cause sui giudici compiacenti o anche svogliati: alcuni giudici, cioè, emettevano decisioni favorevoli al contribuente in cambio di somme di denaro; altri, pur in mancanza di utilità personale, frodavano l’amministrazione tributaria delegando completamente, di fatto, la giurisdizione a funzionari che deliberavano secondo il proprio tornaconto personale (tangenti o altri vantaggi), limitandosi alla sola firma della sentenza con introito delle indennità previste per l’attività decisoria.

In un caso, un commercialista foggiano aveva uno dei funzionari tributari direttamente a libro paga: mensilmente gli corrispondeva la somma di 400 euro. «L’importo complessivo delle somme accertate come prezzo dei reati corruttivi – ha chiarito il responsabile del Gruppo sezione anticorruzione di Polizia Tributaria di Bari, col. Giacomo Ricchitelli insieme con il col.Pierluca Cassano – è pari complessivamente a circa 60.000 euro». Somma alla quale occorre aggiungere decine di milioni di euro sottratte alle casse pubbliche. Agli arresti domiciliari sono finiti i giudici tributari Giuseppe D’Avolio, di Ischitella; Vito Merra, di Cerignola; Antonio Ventura e Antonio Cerase, entrambi di Foggia; due dipendenti delle commissioni tributarie, Rosaria Adriana Benigno (ora in pensione), e Domenico Laricchia, entrambi di Foggia e i commercialisti difensori nelle commissioni tributarie Gaetano Stasi e Francesco Ricciardi, entrambi di Foggia e Antonio Scala e Gaetano Valerio, entrambi di Vieste. L’interdizione è stata decisa per i commercialisti Giovanni Antini e Mauro Gadaleta, di San Giovanni Rotondo e Gianluca Orlandi di Noicattaro. Tra gli indagati c’è anche il magistrato Lorenzo Nicastro, ex pm a Bari, attualmente in servizio alla Procura di Matera e ex assessore all’Ambiente della Regione Puglia. Al magistrato si contestano i reati di falso in atto pubblico e truffa per aver falsificato dal 2015 al 2017, nella sua qualità di giudice relatore presso la sezione distaccata di Foggia della Commissione Tributaria di Bari, 168 sentenze e procurandosi così un ingiusto profitto, quantificato in 1.920 euro. Nicastro avrebbe sottoscritto sentenze risultate completamente redatte dalla sua ex segretaria, oggi in pensione, Rosaria Adriana Benigno, finita agli arresti domiciliari nell’ambito dell’indagine anche per il reato di corruzione in atti giudiziari.