Chiuse le indagini sugli «Intrecci pericolosi fra mafia e politici»

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«Intrecci pericolosi fra mafia e politici»: chiuse le indagini/Tutti i nomi

Sono state ritenute poco convincenti, dalla procura antimafia, le delucidazioni offerte dai politici dell’area jonico-salentina sui presunti intrecci con la criminalità che hanno chiamato in causa alcuni esponenti dei Comuni di Erchie, Manduria, Avetrana.
Per questo, il sostituto procuratore Alessio Coccioli ha chiuso le indagini del procedimento denominato “Impresa” e ha chiesto il rinvio a giudizio di quanti furono coinvolti nel maxi-blitz del luglio scorso.
Le accuse, in sostanza, sono rimaste invariate, pur se la configurazione dei reati fu “limata” a suo tempo dal tribunale del Riesame di Lecce che ebbe da ridire sulla qualificazione del concorso esterno in mafia, come nel caso del sindaco di Avetrana, Antonio Minò.
Proprio quello di Minò è fra i nomi di spicco di quelli rimasti invischiati nel procedimento, che coinvolge pure Nicola Dimonopoli, manduriano di 52 anni, ex consigliere comunale di Manduria; Domenico Margheriti, 58enne di Erchie, in passato vice sindaco ed assessore del Comune di Erchie, attuale consigliere comunale; Giuseppe Antonio Salvatore Margheriti, brindisino di 46 anni, attuale sindaco di Erchie. Infine Massimiliano Rossano, 46enne nato a Bologna, con alle spalle un passato di assessore allo sport, spettacolo, turismo e tempo libero del Comune di Manduria.
Nel procedimento impresa, oltre a nomi noti della malavita dell’asse jonico-salentina, figurano l’imprenditore Vito Luigi Blasi, ex presidente del Taranto Calcio, e l’attuale consigliere regionale Luigi Morgante.
A carico dell’uno e dell’altro è contestato il solo reato di favoreggiamento. Nel caso di Vito Luigi Blasi per aver negato agli uomini della Mobile di essere stato taglieggiato da esponenti della malavita locale, che avevano nel mirino la sua impresa.
Nel caso di Luigi Morgante, l’esponente politico è accusato di aver taciuto di essere stato “invitato” a pagare per riottenere il possesso dell’autovettura che era stata rubata alla moglie fra il 30 e il 31 ottobre del 2012.
Per il resto, le accuse principali della distrettuale antimafia sono legate alle attività di tre presunte articolazioni mafiose che operavano all’interno della frangia jonica della Sacra Corona Unita sotto le direttive di Antonio Campeggio, Francesco D’Amore e Giuseppe Buccoliero detto “Peppolino capone”.
Un’articolazione, secondo l’accusa, avrebbe operato lungo l’asse San Giorgio-Manduria; una seconda avrebbe avuto il suo quartier generale nell’area di Manduria, sotto la direzione di Vito Mazza e Gianpiero Mazza. La terza, invece, avrebbe imperato nell’area di Sava con la leadership assoluta di Giuseppe Buccoliero.
Nel procedimento definito dalla distrettuale antimafia di Lecce sono coinvolte 76 persone: una in più di quante furono indagate, con misura restrittiva o a piede libero, nell’inchiesta sfociata nei provvedimenti spiccati dal gip di Lecce Cinzia Vergine che, come si ricorderà, firmò una ordinanza con cui dispose misre restrittive per ventisette persone.
Fra le imputazioni principali figurano l’associazione finalizzata alla gestione di attività illecite, quali le estorsioni, il riciclaggio di merce rubata, l’acquisizione diretta e indiretta di attività economiche, lo scambio elettorale-mafioso, e l’associazione finalizzata all’intestazione fittizia di attività economiche e al traffico di stupefacenti.
Variegate, secondo la distrettuale antimafia, sarebbero state le direttrici lungo si muovevano gli esponenti della criminalità jonico-salentina, il cui disegno complessivo era quello di operare un controllo assoluto dei territori a cavallo fra il versante orientale della provincia di Taranto e quella di Brindisi.
Con l’aci fatto notificare dal dottor Coccioli, tutti gli indagati hanno ora la possibilità di promuovere iniziative finalizzate all’esercizio della difesa.

Gli indagati 
Nel procedimento coinvolti a vario titolo Giuseppe Buccoliero, savese di 48 anni; Antonio Campeggio, manduriano di 47; Francesco D’amore, 58enne di San Giorgio; Luciano Carpentiere, brindisino di 51 anni; Davide Biasi, tarantino di 39; Agostino De Pasquale, 49enne di Manduria; Daniele Lorusso, tarantino di 38; Gianpiero Mazza, manduriano di 36; Vito Mazza, 41enne di Manduria; Cosimo Merolla, 48enne di Francavilla Fontana; Fabrizio Monte, 48enne di Latiano; Cataldo Panariti, manduriano di 38; Cosimo Damiano Pichierri, savese di 53; Massimiliano Rossano, 46enne di Bologna; Oronzo Soloperto, manduriano di 36; Leonardo Trombacca, manduriano di 37; Antonio Minò, 57enne di Manduria; Pasquale Pedone, manduriano di 63; Massimiliano Pedone, 38enne di Manduria; Riccardo De Santis, tarantino di 49; Nicola Dimonopoli, manduriano di 52; Domenico Margheriti, 58enne di Erchie; Giuseppe Antonio Salvatore Margheriti, brindisino di 46; Gianluca Mazza, manduriano di 23; Marco Monaco, mesagnese di 24; Giorgio Pitardi, 62enne di Melendugno; Ferdinando Portogallo di 35 e Antonio Scorrano di 34, manduriani; Vincenzo Simeone, foggiano di 49; Arnaldo Marinelli, 56enne di Manduria; Vincenzo Magliulo, napoletano di 59; Simona De Santis, savese di 44; Damiano Locritani, 32enne di Manduria; Costanza Manelli, 30enne di Francavilla Fontana; Guido Zancanaro, trevigiano di 61; Erminio Vitillo, molisano di 62; Francesco Spina, oritano di 75; Emilio Tosato, friulano di 59; Cosimo Storino, savese di 44; Luigi Miccoli, grottagliese di 71; Luigi Morgante, manduriano di 45; Giovanni My, manduriano di 33; Vito Luigi Blasi, manduriano di 56; Cosimo Abete, manduriano di 58; Maria Ancora, tarantina di 50; Antonio Bonetti di 46, Teodosio Leo di 30 e Giuseppe Borgia di 43, nati in Germania; Pierpaolo Borgia di 30, nativo di Poggiardo (LE)