Caos nel Governo. Intercettazioni su “Tempa Rossa”, si dimette il ministro Guidi

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Una telefonata allunga la vita, diceva una pubblicità della SIP con Massimo Lopez protagonista. Chissà come la penserà il ministro, anzi l’ex ministro, Federica Guidi alla luce dell’intercettazione telefonica che la ha costretta alle dimissioni da capo dello Sviluppo Economico. Sono bastate tre parole, ma belle pesanti, per far scattare indagini su di lei e altre 23 persone da parte della procura di Potenza, indagini sullo smaltimento dei rifiuti legati alle estrazioni petrolifere, ma anche sull’affidamento di appalti e lavori per infrastrutture.

Faremo passare l’emendamento“, questa la frase che è costata cara all’ormai ex ministro Guidi, pronunciata a telefono con il suo compagno Gianluca Gemelli, non proprio uno disinteressato alla discussione in corso, a capo di due società che lavorano nel settore petrolifero. L’emendamento a cui faceva riferimento la Guidi nella telefonata riguardava quello che il Governo stava per inserire nella Legge di Stabilità relativo ai lavori per il centro oli della “Total” nella contrada “Tempa Rossa” a Corleto Perticara (Potenza), e per la realizzazione degli allacciamenti con la rete Snam Rete e Gas e con l’oleodotto della raffineria di Taranto. All’interno degli stessi lavori anche due serbatoi di stoccaggio del greggio sempre a Taranto.

L’ex ministro, amministratore delegato dell’azienda di famiglia Ducati Energia e già presidente di Confindustria Giovani e vice presidente di Confindustria alle spalle di Emma Marcegaglia, ha così rassegnato le dimissioni tramite una lettera fatta pervenire al capo del Governo Matteo Renzi, all’interno della quale la Guidi si definisce “certa” della sua “buona fede” ma che allo stesso tempo vede “necessarie” le dimissioni “per opportunità politica“.

Come si diceva, le persone indagate sono in tutto 24. Varie le ipotesi di reato a cui sono chiamate a rispondere, si va dalla corruzione propria e impropria, alla concussione, all’induzione indebita a dare o promettere utilità, traffico di influenze illecite, peculato, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione elettorale. Il compagno della Guidi invece è indagato per concorso in corruzione e per millantato credito.