Violenza sessuale, stalking, minacce e offese alla ex moglie: assolto 78enne

Cadute le accuse nel processo. Quattro anni fa, l’inchiesta aperta in seguito alle denunce della ex coniuge sfociarono nel suo arresto

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Sono cadute tutte le accuse nel processo in cui era imputato un uomo residente a Lecce. Quattro anni fa, l’’inchiesta aperta in seguito alle denunce della ex coniuge sfociarono nel suo arresto

Finì ai domiciliari con l’accusa di essersi introdotto abusivamente nell’abitazione della ex moglie e, armato di taglierino, di averla costretta a leggere ad alta voce una lettera manoscritta che giustificava il femminicidio e conteneva offese e minacce; poi di aver puntato l’arma alla gola della donna, intimandola di tagliarle la giugulare, costringendola a compiere atti sessuali. Questo era solo uno degli episodi che vedevano al banco degli imputati un 78enne originario di Ercolano (Napoli) ma residente a Lecce. Un lungo elenco di accuse – violenza sessuale, maltrattamenti, atti persecutori, ingiurie, minacce, violazione di domicilio – l’avevano portato in aula, ma non hanno retto nel processo che ieri pomeriggio si è chiuso con la sua assoluzione. Ha deciso così il collegio della prima sezione penale del Tribunale di Lecce (composto dal presidente Gabriele Perna e dai giudici Francesca Mariano e Bianca Maria Todaro), pronunciando un verdetto di non colpevolezza per tutti i reati perché “il fatto non sussiste”.

Stando all’inchiesta, aperta in seguito alle denunce della presunta vittima (parte civile al processo con l’avvocato Cristiano Solinas), i maltrattamenti iniziarono quando i due erano ancora sposati, e le cose sarebbero peggiorate dopo la separazione. In particolare, da maggio del 2013, dopo il deposito del ricorso per la separazione consensuale al mese di giugno dello stesso anno, quando lui avrebbe costretto la ex a vivere sotto lo stesso tetto, a dormire nello stesso letto e ad avere rapporti sessuali, dandole continuamente della poco di buono e annotando anche i suoi orari di entrata e uscita. Ma, il difensore dell’imputato, l’avvocato Donata Perrone, ha invece dimostrato che la donna si trasferì in casa della madre un giorno dopo il deposito dell’atto di separazione, quindi la convivenza durò solo 24 ore. A minare la credibilità della ex moglie sarebbero stati diversi testimoni ascoltati durante il processo. Ma per conoscere cosa abbia spinto i giudici ad assolvere il 78enne bisogna attendere le motivazioni della sentenza che saranno note entro 90 giorni