Via Brenta, non fu peculato: tutti assolti Poli Bortone: «Tanto fango in questi anni»

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Lecce Tribunale pubblico ministero Maria Vallefuoco processo via Brenta bis

Via Brenta, assolti dall’accusa di peculato perché il fatto non sussiste l’ex sindaco di Lecce Adriana Poli Bortone e tutti gli altri imputati. Prescrizione per l’accusa di abuso d’ufficio. L’ex dirigente comunale Naccarelli è stato assolto anche dall’accusa di falso.
Il pm Maria Vallefuoco aveva chiesto ai giudici della seconda sezione penale (presidente Pasquale Sansonetti, a latere Annalisa de Benedictis e Marcello Rizzo) di condannare a sei anni di reclusione l’ex sindaco di Lecce, Adriana Poli Bortone, 74 anni. Sei anni aveva chiesto anche per l’ex dirigente comunale Giuseppe Naccarelli, 46 anni, di Veglie (l’unico imputato giudicato nel merito nel primo processo: tre anni di reclusione per falso); per il costruttore Pietro Guagnano, 75 anni, di Lecce, amministratore della società edile Socoge che realizzò i due immobili; per il professore Massimo Buonerba, 66 anni, consulente della Poli ed unico imputato nel processo che dovrà stabilire se intascò una tangente nella progettazione del filobus di Lecce; e Vincenzo Gallo, 59 anni, originario di Taranto, uno dei funzionari della società di leasing Selmabipiemme che comprò gli immobili dalla Socoge per, in pratica, rivenderli a Palazzo Carafa.

Il secondo processo sulla compravendita dei palazzi di via Brenta diventati polo della giustizia civile era nato dalla decisione del 20 maggio di quattro anni fa, del giudice Stefano Sernia, di inviare gli atti in Procura per valutare la posizione della Poli e per avviare un nuovo processo non più per truffa ma per peculato (reato di competenza di un collegio di giudici). “Peculato per distrazione” è stata l’accusa ravvisata dal pubblico ministero a cui è stato consegnato uno dei fascicoli più complessi sui reati contro la pubblica amministrazione, dopo il passaggio di Antonio De Donno a capo della Procura di Brindisi. Il pm Maria Vallefuoco ha presentato le sue richieste di condanna avendo accanto a sé il procuratore capo Leone Leonardo de Castris, l’aggiunto Elsa Valeria Mignone e la collega Paola Guglielmi. Come a dimostrare che i suoi convincimenti fossero quelli dell’intera Procura.

Peculato per distrazione: perché Naccarelli adottò la determina con cui il Comune di Lecce subentrò alla Socoge nel contratto di leasing con la Selmapiemme: «In tal modo destinando risorse pubbliche, da egli detenute in quanto dirigente del Servizio Economico Finanziario, a finalità esclusivamente privatistiche. Per favorire l’imprenditore Pietro Guagnano», ha ricordato il pubblico ministero, a discapito degli interessi pubblici.
Nelle due ore di requisitoria, il pubblico ministero ha fornito una ricostruzione dell’iter amministrativo seguito dal Comune per impegnarsi a pagare un leasing, con riscatto finale.
Un iter seguito e voluto dalla Poli, ha sostenuto l’accusa: «Qualsiasi atto emanato dai dirigenti dell’ente doveva essere portato in visione, in bozza, alla Poli Bortone, prima della stesura definitiva da parte del dirigente stesso», uno dei passaggi della requisitoria. «Come da circolare a firma del sindaco, datata 22 novembre 2002. Non si ha motivo di ritenere che ciò non sia avvenuto anche in relazione all’interesse mostrato dalla Poli Bortone sulla vicenda specifica. L’input politico è suo. E considerato che era stata proprio lei, sulla base della più volte citata delibera di Giunta, ad incaricare Naccarelli, estromettendo di fatto Elia, di sondare il campo per un eventuale acquisto in leasing di edifici da adibire ai fini dell’amministrazione della giustizia». Il riferimento è all’architetto Nicola Elia, all’epoca dirigente del settore Patrimonio.
Da questo piano prospettato dal rappresentante della Procura è stato tenuto fuori l’ex assessore della Giunta Poli, Ennio De Leo, 66 anni, originario di San Pietro, in Lama. Ed anche il funzionario della Selmabipiemme, Fabio Mungai, 57 anni, di Milano. E Maurizio Ricercato, 57 anni, di Lecce, tecnico comunale: assoluzione per non aver commesso il fatto, la richiesta.
Non è stato ravvisato alcun ruolo o responsabilità di questi imputati in quella manovra citata dall’accusa per fare risultare una operazione conveniente l’acquisto degli immobili: dalle prime comunicazione al Ministero della Giustizia sulla volontà di voler passare dal canone di locazione all’acquisto in leasing, all’aver ignorato che lo stesso Ministero rispose in almeno due occasioni che avrebbe continuato a coprire solo il canone non potendo finanziare l’acquisto, al non aver messo al corrente del leasing sia il Consiglio comunale che la Commissione di manutenzione della Corte d’Appello, fino a cercare di fare sembrare conveniente quell’operazione.
Numeri alla mano, la requisitoria ha fornito queste cifre: con il leasing il Comune deve pagare 27 milioni 436 euro in più in 20 anni rispetto al canone di affitto. Che salgono a quasi 41 milioni e mezzo, se si tiene conto che aveva l’obbligo del riscatto (non previsto invece per la Socoge, prima del subentro del Comune) con il versamento di 14 milioni di euro.
Si torna in aula il 19 gennaio con le arringhe dell’avvocato Andrea Sambati, legale del Comune di Lecce, parte civile. E degli imputati. Sono difesi dagli avvocati Luigi Covella, Pietro Quinto, Sabrina Conte, Giorgio Memmo, Viola Messa, Massimo Manfreda, Stefano De Francesco, Franco De Iaco, Gaetano ed Antonio De Mauro.

Il commentao di Adriana Poli Bortone
“Da persona delle istituzioni ho sempre avuto fiducia nella giustizia e non ho mai contestato, in alcun modo e in alcun tempo, il suo operato. Ora non posso che essere lieta di questo esito che mi rinfranca rispetto al tanto fango che mi è stato gettato addosso nell’arco degli ultimi anni.” Lo afferma Adriana Poli Bortone in relazione all’assoluzione per la vicenda di via Brenta.