Tap, oggi incontro tra Potì e Conte. La provocazione dell’Emilia Romagna : “Lo prendiamo noi”

Questo pomeriggio a Palazzo Chigi il faccia a faccia tra il sindaco di Melendugno e il primo ministro.

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Il governo M5S-Lega sul caso Tap potrebbe adottare il cosiddetto metodo Ilva: riprendere in mano tutta la questione con i tecnici dei vari ministeri per approfondire eventuali elementi di criticità. Al termine dell’incontro a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, il sindaco di Melendugno è apparso moderatamente fiducioso. Il primo cittadino è stato accompagnato dal sui vice, Simone Dima e dall’ingegner Alessandro Manuelli della commissione comunale che si occupa del progetto del gasdotto.

“Le inquietudini della comunità locale di cui parlava il premier – ha chiarito Potì in riferimento alle dichiarazioni rese da Conte dopo il confronto con il presidente degli Stati Uniti – sono fatti concreti: la posidonia nel mare di San Foca c’è e la centrale in agro di Melendugno, a poca distanza da più centri abitati, potrebbe essere molto pericolosa”. Certamente l’essere stati ascoltati capo del governo  in un faccia a faccia diretto ha incoraggiato la delegazione melendugnese: “Abbiamo notato che il dossier era molto corposo, il presidente prendeva appunti e ci rivedremo tra un poco di tempo”.

L’esecutivo italiano, sul punto, resta comunque sotto pressione: lo dimostrano l’endorsement di Trump sul piano internazionale, ma anche le inquietudini interne alla compagine di Palazzo Chigi. Il M5S, fortemente contrario al gasdotto tanto da farne un cavallo di battaglia, almeno in provincia di Lecce, nell’ultima campagna elettorale, deve ora trovare una difficile quadratura del cerchio, considerando anche la posizione al contrario favorevole della Lega, partner ingombrante.

Giorni intensi, dunque, per la querelle gasdotto: il 22 luglio addietro Potì aveva sollecitato un incontro con il ministro Costa allo scopo di chiarire alcuni aspetti tecnici come l’interferenza con ecosistemi marini protetti nel punto di uscita del tunnel. Tre giorni dopo, con un’ordinanza sindacale, il primo cittadino ha interdetto l’utilizzo dell’acqua presente in falda nell’area di cantiere dopo il riscontro da parte di Arpa (agenzia regionale per l’ambiente) di valori oltre i limiti di cadmio, nichel, vanadio, cromo e arsenico obbligando la Provincia a convocare una conferenza dei servizi.