Promesse a commercianti e voti comprati a 50 euro: l’indagine sull’ex consigliera Brandi

Durante le regionali del 2015 sarebbe stato garantito il pagamento della tassa di occupazione del suolo pubblico per sei mesi ai titolari di un bar e di una pizzeria in cambio del “sostegno” al candidato Aloisi

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C’è anche la promessa del pagamento della tassa per i tavolini esterni a un bar e a una pizzeria di Lecce in cambio di voti. Ma c’è anche la promessa di un posto di lavoro alla Forestale e, ancora, la corresponsione di somme di denaro a chi sulla scheda elettorale indicava il candidato designato. E’ questo l’episodio che vede indagata per corruzione elettorale l’ex consigliera comunale di Forza Italia ed ex assessore alle politiche sociali, politiche educative, pubblica istruzione, sport, Nunziatina Brandi, nell’ambito dell’inchiesta sulle case popolari condotta dai pubblici ministeri Roberta Licci e Massimiliano Carducci con 47 indagati, quattro dei quali ai domiciliari: gli ex consiglieri Attilio Monosi, Antonio Torricelli, Luca Pasqualini e il funzionario Lillino Gorgoni.

La vicenda è analizzata e ricostruita in due informative del nucleo di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza (una del 17 marzo, l’altra del 30 novembre 2016), sulla base delle intercettazioni telefoniche effettuate nei riguardi di Rosario Greco (oggi il suo cognome è D’Elia), detto Andrea, rispetto all’assegnazione di un immobile confiscato alla mafia ad Antonio Briganti, il fratello del boss Pasquale, meglio noto come Maurizio. Una causa quest’ultima, sostengono gli inquirenti, per la quale si sarebbero spesi il senatore Roberto Marti, Monosi, Gorgoni, Damiano D’Autilia, già amministratore di Alba Service e consigliere comunale, e Greco, ritenuto referente per fini elettorali di D’Autilia. Ma questa è un’altra storia.

Quella che interessa Nunzia Brandi, e alla quale il giudice Giovanni Gallo dedica un capitolo nelle oltre 700 pagine di ordinanza di custodia cautelare, risale alle ultime regionali, in occasione delle quali l’indagata cura la campagna di Aldo Aloisi, ottenendo il supporto di Greco che, secondo le indagini, dopo il disimpegno di D’Autilia, avrebbe fatto da collettore di voti a pagamento e da intermediario con gli elettori.

In particolare, l’ex consigliera avrebbe promesso ad Andrea Mello, 44enne leccese, e a Vincenzo Raho, 54enne leccese (entrambi indagati nello stesso procedimento), titolari l’uno di una pizzeria, l’altro di un bar, di sobbarcarsi per sei mesi del costo della tassa per l’occupazione di suolo pubblico in cambio del voto. L’impegno però non sarebbe stato rispettato, all’esito del risultato negativo delle elezioni per Aloisi, tanto da provocare una accesa reazione in Greco (evidente dal tenore dei messaggi inseriti nelle carte dell’inchiesta) che si sentì costretto a pagare di tasca propria una parte della somma pur di onorare la parola data ai due commercianti.

Nell’accordo iniziale con la ex consigliera ci sarebbe stato anche un posto di lavoro alla Forestale che Greco avrebbe preteso in cambio di un pacchetto di 50 voti e la somma di 450 euro in favore del figlio. Greco, inoltre, avrebbe tenuto “la contabilità” dei voti acquistati a 30 o 50 euro e dei pagamenti eseguiti anche attraverso suoi collaboratori ai singoli elettori.