Processo sui palazzi di via Brenta, assoluzione definitiva per gli imputati

Nei giorni scorsi è divenuta irrevocabile la sentenza pronunciata a marzo scorso dai giudici del Tribunale di Lecce. Si chiude così, dopo anni di processi, una vicenda giudiziaria complessa e controversa

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Diventano definitive le assoluzioni nel secondo processo per una delle indagini più controverse della storia recente del capoluogo salentino, quello sui palazzi di via Brenta, sede del polo della giustizia civile leccese.

Nei giorni scorsi, infatti, è divenuta irrevocabile la sentenza pronunciata a marzo scorso dai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce, che hanno assolto con formula piena dal reato di peculato e tentato peculato, perché il fatto non sussiste, l’ex sindaco di Lecce Adriana Poli Bortone; l’allora consigliere giuridico Massimo Buonerba; Pietro Guagnano, legale rappresentante della Socoge; Vincenzo Gallo, funzionario ed agente della SelmaBipiemme; Giuseppe Naccarelli, ex dirigente del servizio finanziario del Comune di Lecce, Ennio De Leo, ex assessore al Bilancio del Comune di Lecce.

Assolti anche Maurizio Ricercato e Fabio Mungai, amministratore delegato e dirigente della Selmabipiemme. Il sostituto procuratore Maria Vallefuoco aveva chiesto la condanna per gli imputati, ma la Procura non ha presentato appello. Una decisione, forse, motivata anche dai tempi di prescrizione dei reati (sorte già toccata all’abuso d’ufficio).

Si chiude così, a distanza di quasi dieci anni, una vicenda giudiziaria complessa e discussa, in cui molti degli imputati hanno dovuto subire ben due processi prima di vedere riconosciuta la propria innocenza. Quella sui palazzi di via Brenta è un’inchiesta rinata alla fine del processo in cui il giudice Stefano Sernia, pur riconoscendo quasi in pieno l’ipotesi accusatoria, ha ritenuto che vi fosse un fatto diverso da quello contestato e che, pertanto, il reato non era di truffa, bensì di concorso in abuso d’ufficio e peculato. Un reato per cui non è competente il tribunale monocratico ma quello collegiale. Gli atti erano quindi tornati alla Procura per un nuovo processo.