Presunti illeciti, sequestrato il bar “Il Molo” a San Cataldo, sei gli indagati

Il decreto di sequestro preventivo è stato emesso dal gip Vincenzo Brancato. Nell'inchiesta anche alcuni ex dirigenti del Comune di Lecce

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E’ un luogo che profuma di mare e di storia, portando con sé i resti di un impero e un passato glorioso, con quel molo che fu una delle opere fortemente volute dall’imperatore Adriano. Per quel tratto di lungomare Giovanni da Verrazzano, nella marina leccese di San Cataldo, sembra però non esserci pace. Dopo il sequestro, il lungo declino e l’abbattimento del Lido Salapìa, un nuovo provvedimento giudiziario è stato eseguito per la struttura che ne ha preso il posto. La Guardia costiera ha messo i sigilli al bar “Il Molo”, eseguendo un decreto di sequestro preventivo eseguito su disposizione del gip del Tribunale di Lecce Vincenzo Brancato.

Il provvedimento è stato emesso nell’ambito dell’inchiesta sui presunti illeciti legati alla realizzazione del chiosco- avviata nella primavera del 2017 -, che ha portato all’iscrizione di sei persone nel registro degli indagati, accusati a vario tiolo di abuso di ufficio, falso, deturpamento di bellezze naturali e abusivismo edilizio.

Il decreto è stato notificato a Rossana Capoccia, 48 anni, di Lecce, legale rappresentante della società L.F., proprietaria del chiosco e committente dei lavori; Gianfranco Cozza, 42 anni, di Surbo, tecnico progettista della società L.F.; Antonietta Greco, 65 anni, di Lecce, ex dirigente comunale del settore Urbanistico; Giancarlo Pantaleo, 63 anni, di Monteroni, responsabile dell’ufficio comunale Demanio; Daniele Buscicchio, 61 anni, responsabile comunale dell’ufficio Paesaggio; l’architetto Luigi Maniglio, 68 anni, di Lecce, nelle vesti di dirigente del settore Urbanistica; ed infine Caterina Delle Canne, 59 anni, di Lecce, amministratrice della società proprietaria del chiosco in precedenza.

A dare avvio alle indagini l’informativa redatta dalla Guardia costiera, che ha evidenziato una serie di presunti illeciti nella realizzazione dell’opera, avvenuta “in totale assenza del permesso di costruire, dei nulla osta delle autorità preposte al vincolo”, senza tenere conto del divieto di rilasciare nuove concessioni demaniali per i tre anni successivi all’approvazione del Piano Regionale delle Coste. L’affidamento della gestione del chiosco non avrebbe inoltre rispettato i criteri previsti dalla procedura di evidenza pubblica, “trattandosi di una nuova concessione demaniale, in quanto relativa ad aria dislocata in posizione totalmente differente rispetto a quella dell’originaria concessione”.