Il Papa in Puglia sulle orme di don Tonino Bello

Fervono i preparativi ad Alessano e Molfetta per l’arrivo di Papa Francesco, il 20 aprile, in occasione del 25.esimo anniversario della morte di mons. Tonino Bello. Le emozioni e il ricordo del rettore del Seminario vescovile di Ugento

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Barbara Castelli – Città del Vaticano

“La visita di Papa Francesco alla Chiesa di Ugento – Santa Maria di Leuca e la sua sosta orante sulla tomba del servo di Dio don Tonino Bello è un dono inatteso e speciale”, un tributo a un testimone fedele del Vangelo, una “figura emblematica”, che ha reso “la Chiesa più vicina alla gente”. Con queste parole don Beniamino Nuzzo, rettore del Seminario vescovile di Ugento, commenta l’attesa per l’arrivo del Pontefice, che venerdì sarà ad Alessano, paese natale di mons. Tonino Bello, per una preghiera privata sulla tomba del presule e per in contrare i fedeli, e a Molfetta, diocesi di cui è stato vescovo il servo di Dio, per la concelebrazione eucaristica.

Don Tonino educava all’entusiasmo

Vicerettore dal 1958 e rettore dal 1976, don Tonino Bello stesso guida il Seminario vescovile di Ugento, anni fondamentali che mettono a nudo ulteriormente le sue capacità educative e pastorali, il suo impegno senza sosta, la sua cultura senza confronti. Per “molti ragazzi e adolescenti”, ricorda don Beniamino Nuzzo, “gli anni vissuti in seminario furono un’esperienza speciale, possiamo dire rivoluzionaria”, durante la quale “l’oggetto principale dell’insegnamento fu uno stile di vita”, “l’educazione all’entusiasmo”, che è il “frutto prezioso di un’esistenza vissuta pienamente in Dio”. Da Tonino, ricorda ancora l’attuale rettore del Seminario vescovile di Ugento, abbiamo appreso che il vero “credente è l’uomo dalle mani aperte, perché non trattiene mai nulla e nessuno; è l’uomo dalle mani protese, perché ha il colpo d’occhio per vedere e soccorrere le necessità, i bisogni e le sofferenze di ogni uomo”.

Essere protagonisti della vita ed evitare una fede senza sfide

“Don Tonino è stato un uomo, un cristiano, un sacerdote e un vescovo speciale – sottolinea il rettore – perché speciale è stato il suo amore a Cristo, alla Chiesa, all’uomo, soprattutto al povero, emarginato, ultimo, a colui che non ha voce, dignità, diritti, alle pietre di scarto”. “Don Tonino – aggiunge – ci ha sempre insegnato a rifuggire da una fede senza sfide”. E le “variegate tentazioni della logica del mondo vecchio, da cui il prete deve stare in guardia”, prosegue don Beniamino, “ce le ricorda spesso e con coraggio anche Papa Francesco: ricchezza e vanità sono le due tentazioni dalle quali devono guardarsi vescovi e preti”.

“ Ci ha sempre insegnato a rifuggire da una fede senza sfide ”


 

Suonava la fisarmonica e parlava della bellezza del Creato

Don Beniamino Nuzzo conosce don Tonino Bello durante l’esperienza estiva del pre-seminario di Tricase Porto, nel 1971, rimanendo colpito del suo modo gioioso e raccolto di pregare al mattino. “Era commuovente – ricorda nell’intervista – quando ci parlava del Creato”, magari “la sera durante la preghiera del rosario” o quando qualche volte ci portava “in barca e suonava la fisarmonica”, invitandoci “a contemplare la luna”. Per motivi familiari, don Beniamino Nuzzo ritarda l’ingresso in Seminario, mantenendo, tuttavia, i contatti con don Tonino. “Ora i disegni di Dio – conclude – mi hanno portato a essere il rettore del Seminario di Ugento, ormai da sei anni. E qui ancora tutto parla del genio umano di don Tonino”.