Operazione “Green Bay”, incastrati i fornitori della movida: 17 spacciatori in manette

L’impiego di operatori sotto copertura e il ricorso all’istituto dell’arresto ritardato hanno consentito di documentare la continuità dell’attività illecita.

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Agenti sotto copertura, videocamere installate nei luoghi sensibili, arresti “ritardati”, tecniche investigative all’avanguardia e una presenza capillare sul territorio grazie alla perfetta sinergia tra Squadra mobile, Reparto prevenzione crimine, commissariato di Gallipoli e Servizio centrale operativo della polizia di Stato. Non si è fatta attendere la risposta della questura di Lecce alla richiesta di legalità e sicurezza a Gallipoli, una delle mete turistiche più importanti, troppo spesso offuscata da fatti di cronaca e da un’intensa attività di spaccio.

Nelle scorse ore la polizia ha concluso una importante operazione antidroga, denominata “Green Bay”, tanto rapida quanto efficace, che in circa tre settimane ha portato a smantellare una vasta rete di spacciatori che operavano nella zona di Baia Verde. Quattordici gli arresti eseguiti nei confronti di cittadini stranieri, ritenuti responsabili di spaccio di cocaina, marijuana, hashish e droghe sintetiche, con la formula dell’arresto ritardato, che permette di contrastare in modo più efficace lo spaccio al dettaglio. Un investigatore che scopre l’attività di un pusher, può non intervenire subito per poter sviluppare l’indagine e acquisire più elementi a carico del soggetto. Altri tre sono ricercati, mentre nel corso del blitz due persone sono state fermate in flagranza di reato. Uno di loro è stato bloccato con circa due chili di marijuana.

Le indagini, coordinate della Procura della Repubblica di Lecce sono state avviate dalla questura nel mese di agosto, con il supporto della Direzione centrale per servizi antidroga e del commissariato di Gallipoli. L’attività investigativa si è sviluppata nei confronti di un gruppo di spacciatori gambiani, senegalesi e maliani che, a turno, hanno presidiato stabilmente tutta l’area gallipolina denominata “Baia Verde”, zona ad altissima densità turistica e notoriamente frequentata da giovanissimi provenienti da tutta Europa, anche per la presenza di alcuni tra i più famosi locali notturni del Salento.

Gli stranieri hanno occupato le zone realizzando un’attività di spaccio rivolta ad un numero indeterminato di assuntori. In particolare è stata documentata la presenza di tre zone di spaccio: la prima presidiata dai pusher originari del Gambia, la seconda del Mali e una terza mista, con una partecipazione anche di senegalesi.

Nel corso delle indagini, condotte anche attraverso servizi di osservazione con telecamere nascoste e con l’impiego di poliziotti sotto copertura (provenienti dallo Sco e da altre questure), è stata sfruttata, per acquisire ulteriori elementi investigativi, la facoltà di ritardare l’arresto degli spacciatori responsabili della cessione (si tratta del primo caso del genere nel Salento). Gli acquisti degli agenti “under cover” hanno permesso di ottenere in tempi brevi elementi probatori a carico di 17 soggetti nei cui confronti sono stati resi esecutivi gli arresti. Il materiale raccolto è stato poi implementato con indizi acquisiti con metodologia tradizionale, come servizi in borghese di pedinamento e osservazione, e l’ascolto di alcuni testimoni.

La droga veniva nascosta in buche ricavate nel terreno all’interno dell’area della pineta, dove peraltro molti degli spacciatori avevano ricavato anche rifugi per dormire, o negli indumenti degli stessi spacciatori quando si trattava di piccoli quantitativi. Lo smercio avveniva in pieno giorno, soprattutto di pomeriggio, in presenza di centinaia di turisti e indipendentemente dalle condizioni climatiche. Gli acquirenti segnalati alla prefettura, tutti turisti, sono stati 75. Per loro si profilano sanzioni amministrative (dalla sospensione al ritiro della patente e dei documenti validi per l’espatrio). Tra i casi più eclatanti quello di un turista che è andato a comprare la droga mano nella mano con il figlio di pochi anni.

Gli indagati sono riusciti, in tempi brevissimi e in via continuativa, a reperire apprezzabili quantitativi di droga destinati alla distribuzione a giovani acquirenti, realizzando decine di transazioni giornaliere. Nel corso dell’inchiesta, durata meno di un mese, sono stati complessivamente effettuati 23 arresti ritardati nei confronti di 17 indagati (in alcuni casi ci sono state più contestazioni), e 30 recuperi di stupefacente.

Si tratta della prima parte di un’indagine più complessa, incentrata sui canali di approvvigionamento della droga e sulla gestione della rete di spacciatori, spesso manovalanza al soldo di gruppi criminali. L’attività investigativa dovrà anche stabilire l’eventuale coinvolgimento della criminalità organizzata locale, da sempre legata a uno dei clan storici della Scu, o se la stessa, dopo le recenti operazioni che hanno portato ad arresti e condanne, sia stata “rimpiazzata” dalla criminalità straniera.