Omicidio Regoli, la mamma di Ivan: “Mio figlio l’hanno ammazzato due volte”

La vicenda giudiziaria si è chiusa con una condanna definitiva a 15 anni, ma la madre del ragazzo non ci sta e racconta la sua verità.

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“Me l’hanno ammazzato due volte, ma Ivan era un ragazzo d’oro”. Non ci sta la mamma di Ivan Regoli, il 30enne di Matino scomparso il 12 settembre del 2011 e assassinato da Cosimo Mele, 38enne. Ora che la condanna a 15 anni è diventata definitiva (Mele ha rinunciato al ricorso in Cassazione), vuole raccontare ciò che non ha potuto fare nel corso del processo (celebrato in primo grado con il rito abbreviato).

“Hanno dipinto mio figlio come un delinquente, accusandolo di aver rubato al suo assassino alcuni attrezzi da lavoro e di aver bruciato la casa della famiglia di Mele, ma nulla di tutto ciò è vero – racconta Antonella Rizzo, mamma del 30enne ammazzato –. A Ivan quegli attrezzi non servivano, aveva il suo lavoro e non aveva bisogno di soldi, anche perché sapeva che la sua famiglia lo avrebbe sempre sostenuto e aiutato. Da ragazzino aveva avuto qualche piccolo problema, per colpa di alcune brutte frequentazioni, ma aveva superato tutto e si era fatto la sua vita”.

“La verità è che Ivan ha sempre subito i soprusi di Mele, e io stessa l’ho sentito parlare con un’altra persona del progetto di bruciare la casa della madre, con cui aveva forti screzi. Poi, preso dal panico e dalla paura di essere denunciato, ha cercato di scaricare la colpa su mio figlio. Lo ha attirato in una trappola e in un sottoscala lo ha ucciso”.

Proprio sulle modalità dell’omicidio la signora Antonella ha un’idea ben chiara: “Si è trattato di un progetto ben studiato, un omicidio premeditato, seguito dall’occultamento del cadavere, anche se i giudici non l’hanno riconosciuto. L’assassino di mio figlio se l’è cavata con una condanna lieve e tra poco tempo sarà di nuovo libero, mentre Ivan non c’è più e io ogni giorno convivo con un dolore immenso. Questa non è giustizia, sono arrabbiata e delusa”.

“Sono convinta che Mele non ha fatto tutto da solo e che la verità prima o poi verrà fuori – conclude la mamma di Ivan –. Lui non ha mai chiesto perdono, se non attraverso il suo avvocato, ma io non lo perdonerò mai”.

Nella voce della signora Antonella traspare tutto il dolore (difficile anche solo da immaginare) di una madre che ha perso un figlio di soli trent’anni, ucciso brutalmente in una calda giornata d’autunno e la rabbia per una sentenza ritenuta ingiusta e un processo che ha, per certi versi, portato la vittima sul banco degli imputati. Una storia di morte e di dolore, una ferita aperta nella voglia di giustizia e verità di una madre che non vuole e non può dimenticare perché, come ha scritto Voltaire: “Ai vivi dobbiamo rispetto, ai morti solo la verità”.