Omicidio Noemi Durini, iniziato il processo. Chiesti 18 anni per Lucio

In aula il fidanzato 18enne accusato di omicidio aggravato premeditato

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Ha compiuto 18 anni in carcere e ora rischia di trascorrerne altrettanti dietro alle sbarre, dove è finito il 14 settembre di un anno fa per aver assassinato la ex fidanzata, la 16enne di Specchia Noemi Durini. Si è conclusa così, con la richiesta di condanna del pubblico ministero Anna Carbonara, la prima udienza nel processo col rito abbreviato che si sta discutendo nel tribunale per i minorenni di Lecce nei riguardi di Lucio (all’epoca dei fatti 17enne). La pena per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, per occultamento di cadavere e porto d’arma è stata invocata al termine di una lunga requisitoria, durante la quale il magistrato ha ricostruito le fasi del delitto: Noemi sparì da casa il 3 settembre 2017 e il suo corpo fu ritrovato dieci giorni dopo, sotto un cumulo di pietre nelle campagne di Castrignano del Capo. L’autopsia rivelò che la morte non fu provocata dalla ferite riscontrate al collo e sulla testa, ma per asfissia.

I sospetti si concentrarono sin da subito sull’ex fidanzato che poi crollò in un lungo interrogatorio davanti agli investigatori. Durante l’udienza preliminare, lo stesso ha ribadito le sue responsabilità, dichiarando di aver agito da solo e di essere pentito, e ha provato a beneficiare della messa alla prova (per ottenere la sospensione del processo e la possibilità di partecipare a un programma rieducativo, che in caso di esito positivo, comporta il proscioglimento per estinzione del reato) che però gli è stata negata dal giudice. Come gli è stata negata anche oggi rispetto alle lesioni (sempre nei riguardi di Noemi) che pure gli vengono contestate con altri reati minori, per cui il pubblico ministero ha chiesto (a parte) complessivamente poco meno di dieci mesi.

Quanto ai conteggi svolti dal magistrato per arrivare ai 18 anni richiesti, sono stati i seguenti: la pena base è di 25 anni, ritenute equivalenti l’aggravante della premeditazione e l’attenuante della minore età, aumentata a 27 per l’occultamento del cadavere e per il porto d’armi, e scende a 18 col rito abbreviato che consente di beneficiare dello sconto di un terzo della pena. Il processo riprenderà domani con l’arringa del difensore (l’avvocato Luigi Rella) e proseguirà giovedì, quando la parola passerà al gup Aristodemo Ingusci per il verdetto. Un verdetto atteso con ansia dai familiari (assistiti dagli avvocati Mario Blandolino e Francesco Zacheo), che vogliono solo giustizia.