Di Maio alla Fiera del Levante: “Il M5S era ed è contrario a Tap”

Il vicepremier in Puglia in occasione dell'inaugurazione: "Il dossier sul tavolo del presidente Conte".

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Ieri l’inaugurazione della Fiera del Levante di Bari – edizione numero 82 -, alla presenza del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Oggi, nel capoluogo pugliese, s’è recato anche il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, che all’esterno dei padiglioni della Campionaria generale internazionale, incalzato dai giornalisti, s’è fermato a scambiare alcune battute su tematiche pugliesi da tempo sotto i riflettori, soprattutto sul caso Ilva di Taranto, ma anche su Trans Adriatic Pipeline e della controversa decisione di un approdo nei pressi di San Foca, marina di Melendugno.

Tap è uno dei nodi che finora più hanno messo più imbarazzo, almeno a livello locale, fra i pentastellati. Basti andare a poco più di un mese addietro, per ricordare la feroce contestazione di alcuni attivisti contro il ministro per il Sud, la leccese Barbara Lezzi, ai loro occhi molto più conciliante nei toni verso la possibilità che il progetto vada in porto, oggi che è al governo, rispetto al recente passato, quando spendeva parole di fuoco contro Trans Adriatic Pipeline, ed era in prima fila nelle contestazioni.

Su Tap, il vicepremier Di Maio è parso cauto nelle valutazioni finali, limitandosi a confermare che il tema sarà trattato, come già avvenuto per altri in questo tempo, e che i Cinquestelle, comunque, sono e restano contrari all’opera. “Io sul Tap sono stato molto chiaro – ha detto il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico davanti a microfoni e telecamere – il Movimento 5 stelle era ed è No Tap. Il dossier è sul tavolo del presidente del Consiglio dei ministri. Come abbiamo affrontato tanti dossier in questi tre mesi, affronteremo anche il dossier Tap. Non si può prescindere dal dialogo con le comunità locali. E’ inutile pensare di fare un’opera senza discutere, parlare e affrontare il tema con le comunità locali”.

Insomma, contrarietà al progetto manifesta, vicinanza ai territori, ma, chiaramente, una linea di cautela su quello che potrebbe essere l’esito finale. Prima di scambiare due battute su Tap, Di Maio ha parlato di Taranto e dell’Ilva, spiegando che occorre qui “lavorare più che in qualunque altra città per recuperare il tempo perso. Taranto, per la sua dipendenza da una sola azienda, è diventata un deserto”.

 “Il nostro obiettivo – ha aggiunto – è non farla più essere dipendente da una sola azienda. La vertenza Ilva s’è conclusa con zero esuberi e migliorie dal punto di vista ambientale: rispetto al piano precedente, il 20 per cento in meno di emissioni e la copertura dei parchi per il 2019 e per metà entro otto mesi”.

“Ma non basta”, ha aggiunto il vicepremier. “Taranto ha bisogno di investimenti nella cultura, nel turismo, nelle aziende. Io voglio portare investitori a Taranto che aprano altre attività produttive, pulite, che diano lavoro ai giovani e ai meno giovani tarantini. E lo voglio fare da ministro dello Sviluppo economico, del lavoro e vicepresidente del Consiglio dei ministri, perché tutto il lavoro del governo deve essere impegnato su quella città. L’Italia deve tanto ai tarantini, ha un grande debito, ed è il momento di iniziare a restituirlo”. E sul piano ambientale, ha concluso: “Dobbiamo iniziare ad avviare bonifiche agli impianti industriali adiacenti e riorganizzazione di tutti quelli che sono, perché Taranto non ha solo l’Ilva, ma tanti altri insediamenti”.

Ieri, durante l’inaugurazione, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte (al quale nei giorni scorsi il sindaco di Melendugno, Marco Potì, aveva chiesto di fare un sopralluogo nel territorio di Melendugno) non ha toccato nel suo discorso un argomento come Tap, ma è stato Michele Emiliano, presidente della Regione, a spiegare che “a noi il gasdotto Tap non piace, ma che se proprio lo dobbiamo tenere è meglio fare meno danni possibili facendolo approdare dove il gas della dorsale Snam già esiste e non 50 chilometri più a sud, per poi costruire a spese degli italiani, il gasdotto on shore che lo riporti a Mesagne”.

A fare gli onori di casa, anche oggi, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. A Di Maio ha mostrato lo spazio Hand Made della Regione, dedicato a innovazione, creatività per l’artigianato e design. Insieme hanno incontrato imprese nate dalle  misure regionali Pin, Nidi e TecnoNidi.  Soffermandosi nello stand del Politecnico di Bari Emiliano ha detto: “Loro ambiscono a diventare il Politecnico di Puglia, ma servono regole universitarie che non uccidano le università del sud”.

Al termine della visita, passando anche  dagli stand di Aeronautica militare, Polizia di Stato, Guardia di finanza, Carabinieri ed Esercito, Emiliano ha dichiarato: “Ho spiegato al ministro che la Puglia è una bella regione ma è soprattutto una regione in piedi e che sta combattendo. Abbiamo il bilancio in ordine e giovani che vogliono battersi per l’economia del Paese. Si è accorto di avere a che fare con una realtà che nel Mezzogiorno è un’eccezione assoluta”.

“Gli ho detto che siamo a disposizione a dare una mano al suo ministero, quello del lavoro, a strutturare il reddito di cittadinanza, perché in Puglia esiste da due anni il reddito di dignità, è stata durissima questa sperimentazione, ma pensiamo di aver fatto un’esperienza sufficiente ad evitare che il governo faccia gli errori che abbiamo commesso noi quando abbiamo cominciato questo percorso. Certo, però, il reddito di cittadinanza non è una strategia né politica né economica, è un mezzo di difesa”.

E su Taranto: “La giornata odierna mi fa continuare a sperare, nonostante il disappunto per non aver avuto notizie migliori”. “Non mi rassegno sulla battaglia della decarbonizzazione – ha ribadito il presidente Emiliano – Il garbo con il quale oggi il ministro ha affrontato tutta la vicenda è un segno di civiltà che però, ovviamente, è inutile dire, mi fa ancora sperare che voglia sostenere la battaglia della Regione Puglia e di tutti i tarantini per la salute. Mi auguro dunque che la battaglia per decarbonizzare l’Ilva divenga di tutti i partiti e  le forze politiche, anche di tutte le associazioni deluse dal fatto che la fabbrica purtroppo rimarrà aperta”.