Inseguimento sulla statale: Marco Barba condannato a 3 anni

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GALLIPOLI (Lecce) – Incassa una nuova condanna l’ex collaboratore di giustizia Marco Barba. Il 43enne gallipolino, meglio conosciuto come “U Tannatu”, è stato condnnato a 3 anni di reclusione dal giudice monocratico Alessandra Sermarini con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Sul banco degli imputati comparivano anche la compagna, Anna Casole, di 47 anni e la figlia Chiara Barba, di 20. Le due donne, così come l’ex pentito, sono state assolte dall’accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti perchè il fatto non sussiste in virtù dell’assenza di una perizia sullo stupefacente. Barba finì in manette nell’ottobre del 2016. Il 43enne si trovava in macchina con moglie e figlia (confinate nella circostanza ai domiciliari) con alcuni grammi di cocaina. E quando venne fermato cercò di scappare ingaggiando uno spericolato inseguimento con i carabinieri concluso solo alle porte di Lecce, all’altezza del cimitero. Probabilmente, Barba credeva di essere finito in un’imboscata tesa da un commando di morte.

I fatti: i carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Lecce notano transitare una Citroen C3. Gli occupanti, alla vista dei militari, assumono un atteggiamento allarmato. I miliari decidono di seguire l’auto per effettuare un controllo. La macchina viene raggiunta all’altezza dello svincolo di inversione di marcia per Brindisi e fermata. Sulla vettura, condotta da Barba viaggiano anche la sua compagna e la figlia.

Improvvisamente il conducente accende l’auto inserendo la marcia per poi ripartire a gran velocità tentando di allontanarsi. Uno dei due militari arriva allo sportello del conducente.
Lo apre, rimanendo in bilico tra sportello e abitacolo come in un film. L’inseguimento prosegue all’altezza del cimitero di Lecce. Un militare rimane ferito e dolorante a terra mentre Barba continua la sua fuga in campagna fermato poco dopo nascosto tra i rovi. Il motivo di tale tentativo di fuga viene immediatamente spiegato: nel bagagliaio dell’auto viene trovata una busta con 14 grammi di cocaina. Dalla perquisizione personale di Anna Casole spuntano altri due grammi sempre di polvere bianca. Oltre alla droga, i carabinieri sequestrano la somma di 1300 euro circa in contanti che Anna Casole aveva nella sua borsa. Barba e compagna erano difesi dall’avvocato Fabrizio Mauro; la figlia, invece, dall’avvocato Amilcare Tana. A breve, poi, Barba verrà giudicato per l’omicidio dell’ambulante marocchino Khalid Lagraidi.

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