Ennesima aggressione, il personale del 118 chiede tutele: “Ci venga riconosciuta l’indennità”

Il caso denunciato da un’infermiera che segnalato quanto accaduto domenica scorsa in Piazza Sant’Oronzo.

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Un pugno sullo zigomo e calci sulla tibia mentre soccorreva una donna in forte stato di agitazione. Quello accaduto domenica scorsa ad un’infermiera è solo uno dei tanti casi in cui il personale del 118 mette a rischio la propria incolumità per fare il proprio dovere senza vedersi riconosciuta una qualsiasi forma di indennità di rischio.

“La vicenda -spiega la vittima dello spiacevole episodio- è accaduta domenica scorsa vicino a Piazza Sant’Oronzo. Il caso di ieri riguarda una signora già conosciuta alle forze dell’ordine: era molto agitata e in stato di ebbrezza. Io e il medico, aiutati dalle forze dell’ordine siamo intervenuti per portarla all’interno dell’ambulanza dove però né i vigili né i carabinieri possono entrare. Stavamo cercando di capire se ci fosse la necessità di essere un Tso, visto che i giorni festivi non possiamo contare sul Cim. Abbiamo deciso di trasferirla presso il Pronto soccorso per attendere la convalida dello psichiatra”.

Mentre erano in corso queste valutazioni, c’è stata la reazione violenta da parte della donna: “Sono stata colpita da un pugno allo zigomo senza preavviso -continua l’infermiera-. Il colpo mi ha procurato un vasto ematoma e un calcio sullo stinco destro con ematoma”.

Un colpo violentissimo, tanto da richiedere accertamenti per capire se ci sono state conseguenze a livello oculistico.

“Facciamo un lavoro senza tutele. Interveniamo sui Tso, per qualsiasi situazione, dall’accoltellato al semplice stato di agitazione. Siamo in lotta da anni per avere un’indennità di rischio: dobbiamo fare i conti con la possibilità di incidenti stradali, andiamo in posti dove ci sono situazioni molto pericolose, dai rave party alle carceri. La Regione ci ha risposto, dopo la vibrata protesta del personale del 118 di Lecce e Provincia, che non abbiamo diritto ad alcuna indennità. La rabbia di tutti gli operatori è quella di essere senza tutele a differenza di chi lavora nella Rianimazione e nelle malattie infettive, luoghi altrettanto pericolosi ma dove l’indennità è garantita. Vorrei fare presente che l’azienda sanitare ci è vicina, conosce la nostra situazione, anzi si costituirà parte civile in caso di processo”.