Clan Coluccia: dalla squadra di calcio al cimitero, appalti e intimidazioni mafiose. Due arresti

3692

La Squadra Mobile di Lecce ha eseguito in queste ore due ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Luciano Coluccia, di 69 anni di Noha di Galatina e del figlio Pasquale, di 28 anni, accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso. I due, entrambi incensurati, sono ritenuti componenti dell’omonimo clan criminale attivo da anni nel territorio di Galatina.

L’indagine ha evidenziato come il clan Coluccia, nonostante fosse stato colpito già in passato nei suoi vertici dalle varie operazioni di contrasto alla criminalità organizzata, coordinate dalla locale Procura della Repubblica e che ha visto l’intervento operativo anche dalla Polizia di Stato, ha saputo mantenere nel corso degli anni il controllo dei traffici illeciti sul territorio di Galatina.

Agli arrestati vengono contestati i reati di associazione di stampo mafioso, estorsione nonché reati connessi alla frode sportiva per avere alterato, offrendo anche somme di denaro, il risultato di alcune partite del campionato Regionale Pugliese di calcio durante la stagione 2015-2016, al fine di favorire la promozione alla categoria superiore dell’A.S.D. Pro Italia Galatina, società di cui, all’epoca dei fatti contestati, era presidente Luciano Coluccia.

L’indagine ha provato il «riconoscimento della capacità criminale del clan ad imporsi sul territorio grazie alla forza d’intimidazione del vincolo associativo e della condizione di sottomissione che ne deriva».

Gli arrestati confidavano, proprio perché sinora entrambi incensurati, nella possibilità di eludere ulteriori controlli da parte delle forze dell’ordine e della magistratura.

Per questo hanno indirizzato gli interessi del clan anche verso settori del tutto nuovi e apparentemente leciti rispetto a quelli “tipici” del clan: appalti pubblici nel comprensorio di Galatina; il riciclaggio di denaro illecito attraverso l’avviamento di attività commerciali (alcune pescherie annesse a supermercati della provincia); l’apertura di uffici per l’attivazione di contratti per la fornitura di energia elettrica e gas.

Non solo: le indagini hanno evidenziato anche la gestione del cimitero di Galatina dove, pur essendo operante una ditta regolarmente vincitrice di appalto, i servizi cimiteriali venivano di fatto gestiti da Luciano Coluccia.

Il clan Coluccia gestiva anche la locale squadra di calcio “A.S.D. Pro Italia Galatina” con annesso stadio comunale “G. Specchia”. Gli affiliati mettevano in atto, secondo gli investigatori, una “costante e pressante richiesta di somme di denaro” a commercianti ed imprenditori di Galatina e comuni limitrofi a titolo di «sponsorizzazione» per la squadra di calcio

La Polizia di Stato è riuscita anche a documentare la capacità criminale del clan e la sua forza d’intimidazione nell’ambito delle richieste di “recupero crediti”. Dalle indagini è emerso che i creditori, anziché rivolgersi ad avvocati per riscuotere il proprio credito vantato nei confronti di commercianti ed imprenditori locali, preferivano rivolgersi al clan, confidando nella forza di intimidazione riconosciuta al clan.

Tanto era forte l’impatto del clan sulla comunità galatinese che anche in occasione di furti patiti le vittime si sono rivolte agli arrestati per ritornare in possesso dei beni rubati. Altra circostanza illecita evidenziata dalle indagini della Squadra Mobile ha riguardato l’interferenza su imprenditori e commercianti per ottenere, in favore dei propri protetti, l’assunzione o il licenziamento di lavoratori occupati in aziende del comprensorio galatinese. Dal quadro complessivo delle indagini è venuto fuori uno spaccato di illegalità devastante per il territorio galatinese: il clan Coluccia appare quasi come un “organo giurisdizionale” per dirimere controversie private.