Antenne wireless sulle scuole di Lecce, il gip dispone nuove indagini

Il giudice Brancato ha disposto nuove indagini nell’inchiesta partita due anni fa dopo l’esposto del Comitato “Lecce via Cavo” che sollevava rischi per la salute

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Antenne wireless sulle scuole di Lecce, il gip dispone nuove indagini

Quelle 49 antenne installate lo scorso anno sugli edifici scolastici a Lecce, nell’ambito del progetto “Lecce wireless”, sono pericolose per la salute della cittadinanza? E’ questa la domanda alla quale dovrà rispondere la magistratura. Che, per la verità, un responso l’aveva già dato, ritenendo che l’emissione di onde elettromagnetiche rispettasse i limiti previsti dalla legge, tanto da aver chiesto l’archiviazione del procedimento, nato dall’esposto depositato due anni fa dal Comitato “Lecce via Cavo”, in seguito alle mancate richieste di disattivare o di non installare i punti d’accesso alle reti wireless nelle scuole inoltrate all’autorità comunale, all’ufficio scolastico provinciale e ai dirigenti scolastici.

Il giudice Vincenzo Brancato, però, non è convinto delle conclusioni alle quali sono giunti gli inquirenti e, alla luce della corposa documentazione presentata dal Comitato (attraverso l’avvocato Anna Grazia Maraschio) che, lo scorso giugno, si era opposto all’archiviazione, ha disposto altri sei mesi di indagini. Sì perché, al di là delle questioni squisitamente tecniche, pure sollevate dal giudice nell’ordinanza di rigetto, legate al tipo di strumento impiegato e al metodo seguito per effettuare i rilievi,  esiste un principio di precauzione, sancito a livello europeo e recepito nel nostro ordinamento, che avrebbe quantomeno imposto l’adozione di misure protettive, senza la necessità di dimostrare la reale esistenza e gravità dei rischi per la salute.

Rischi che non possono essere sottovalutati. Secondo studi scientifici internazionali e di esperti mondiali, finiti sulla scrivania del gip, gli effetti dei campi elettromagnetici artificiali ad alta frequenza generati da cellulari, antenne wi-fi, tablet, cordless, ripetitori, smart meter, possono essere gravi, spesso mortali: cancro, leucemia, nonché malattie degenerative come Alzheimer e la sclerosi laterale amiotrofica, alterazioni della permeabilità della barriera ematoencefalica e delle funzioni immunitarie, aborto, effetti sul sistema cardiocircolatorio, sui processi cognitivi della memoria e dell’apprendimento, insonnia e alterata attività cerebrale. E a correre i rischi maggiori sarebbero soprattutto i bambini, essendo i loro corpi più piccoli, le ossa del cranio più sottili, la massa encefalica minore e quindi soggetta ad una maggiore penetrazione e diffusione delle radiazioni.

Al riguardo, il giudice fa presente che esiste un regolamento comunale (approvato con deliberazione del consiglio comunale numero 26 del 9 marzo 2007, reperibile sul sito web del Comune) dal titolo “Norme concernenti gli impianti radioelettrici con frequenza di trasmissione tra 100 kHz e 300 Ghz”, che menziona proprio i principi di precauzione e di minimizzazione e non prevede l’installazione di sistemi radianti su siti sensibili, tra i quali le scuole.

L’inchiesta quindi aperta (a carico di ignoti) per “getto pericoloso di cose”, nello specifico di onde elettromagnetiche, seguirà un nuovo percorso, stavolta con l’utilizzo di strumenti più sofisticati per svolgere i dovuti accertamenti e sciogliere ogni dubbio sul fatto che non ci siano rischi per la popolazione, soprattutto per quella più giovane.

Le ragioni tecniche del provvedimento del gip

Il gip Vincenzo Brancato ha ritenuto che lo strumento utilizzato dal consulente incaricato dal pm Angela Rotondano (che ha lasciato la Procura di Lecce) non sia stato del tutto adeguato perché “non è in grado di discriminare i contributi di immissione delle diverse sorgenti presenti tra le quali quelle in esame” e “ha una sensibilità minima troppo bassa, non adatta a valutare accuratamente il fondo elettromagnetico esistente negli ambienti oggetto di indagine”. In pratica, è stato come aver valutato la massa di un fagiolo con una bilancia pesa persone.

La misurazione effettuata, inoltre, ha riguardato solo 5 dei 49 edifici scolastici interessati, ossia solo quegli non esposti ad altre sorgenti che potessero influire sulla misura e falsare il risultato. Ma il Comitato ha evidenziato che tra quegli presi in considerazione, c’era anche “l’Armando Diaz”, i cui piani superiori sono esposti a una stazione radio base di telefonia mobile installata sul tetto di un edificio ubicato nelle vicinanze (all’incrocio tra viale Gallipoli e via Diaz) e le cui emissioni potrebbero aver contribuito all’innalzamento dei valori misurati al primo piano rispetto a quelli misurati al piano terra. Non solo: esiste anche un’altra antenna esterna che si affaccia sulla piazza antistante la scuola che potrebbe aver falsato il risultato. Sarebbe quindi fuorviante assumere i valori registrati alla Diaz come valore di fondo. Inoltre, il campo elettrico aumenta in rapporto al numero di terminali collegati, ma la relazione tecnica non ha precisato il numero di terminali accesi al momento della misurazione che dalle foto allegate sembrerebbe essere stata effettuata in aule vuote.

Secondo il giudice, per un’accurata valutazione del fondo elettromagnetico e dei livelli di emissione delle sorgenti esistenti è necessario utilizzare uno strumento denominato “analizzatore di spettro” e un set appropriato di antenne ad esso collegate che consenta di effettuare i rilievi del fondo con ben più alta sensibilità di misura, oppure dei rilevatori di radiazioni professionali commerciali ad alta sensibilità e con capacità di misura selettiva in radiofrequenza .

Le possibili misure da adottare

Al di là delle questioni tecniche, il giudice si spinge oltre, sostenendo che, sulla scorta della documentazione presentata dal Comitato “Lecce via Cavo” – secondo la quale sono stati osservati effetti biologici negativi a livelli di esposizione in radiofrequenza ben inferiori agli attuali limiti previsti dalla legge italiana – “il non superamento di questo limite non può essere di per sé una prova per escludere la potenziale nocività sulle persone dell’esposizione a lungo termine di sorgenti con livelli di immissione modesti”.

Nell’ordinanza, si fa anche riferimento alle possibili misure da adottare per  minimizzare l’esposizione ai campi elettromagnetici:

  1. Informazione ed educazione ambientale nei riguardi della popolazione, sui possibili rischi dell’esposizione a campi elettromagnetici prodotti sia da impianti fissi che dall’uso di terminali portatili, con l’obiettivo di minimizzare l’utilizzo di dispositivi che introducono inquinamento elettromagnetico;
  2.  scelte progettuali che adottino la connettività tramite cablaggio invece che tramite risorse radio;
  3. politiche pubbliche per un uso oculato delle risorse radio esclusivamente per servizi di effettiva necessità e non di consumismo;
  4.  localizzazione degli impianti fissi non evitabili che minimizzi l’esposizione ai campi in particolare nelle aree sensibili, tramite distanziamento e opportuna collocazione, con riferimento ai diagrammi di radiazione dei sistemi radianti.

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